Come è possibile che un manga ecchi possa commuovere fino alle lacrime? Come può un genere basato sul fanservice arrivare a coinvolgere in maniera non superficiale, profonda, i sentimenti di chi lo sta leggendo? è possibile una cosa del genere?
Oggi vi parlo di un manga che mi ha portato a versare addirittura qualche lacrima, dal titolo 2.5D Seduction, del sensei Yu Hashimoto, edito da Shueisha e tutt'ora in corso, di cui hanno fatto una trasposizione anime nel 2024.
Volete saperne di più? Credetemi, la risposta è sì, anche se siete dei detrattori del genere ecchi, perchè questo manga non è quello che il titolo e i primi capitoli vorrebbero farci credere. Ma prima è tempo di rilassare le chiappe e goderci la nostra sigla.
Rottura della promessa di genere
Immagina. Stai sfogliando il catalogo pressochè infinito di Manga plus, piattaforma online di lettura di Shueisha, in cui ci sono tutte le shonen hit più famose e i manga che vendono milioni di copie. Eppure non stai cercando uno di quelli, perchè ormai ti hanno rotto il cazzo e va bene così, visto che ripetono all'infinito sempre gli stessi schemi. Ma di una cosa però sei certo: stai cercando qualcosa che come i battle shonen ti accenda come una dinamo, perchè in questo preciso momento hai un bisogno solo, quello di eccitazione, quindi di provare emozioni forti. Sfoglia sfoglia, fra un horror che non è un horror e un manga coccoloso stai un po' perdendo la speranza. Ed ecco che ti capita a tiro un manga dalla cover esplicitamente ecchi (quindi diciamolo pure, in perfetta sincronia con il tuo bisogno che stai cercando di soddisfare, o maschietto infoiato): nessun personaggio maschile in copertina, bensì due versioni dello stesso personaggio, una versione con vestiti di tutti i giorni e un'altra in vestiti succinti pseudo fantasy. E il titolo 2.5D Seduction ti incuriosisce in maniera chiara. Conosci il due D e il tre >D, ma il 2.5D ti fa scattare qualcosa. Seduction te lo conferma. Clicchi e provi a leggere. Eee....
"Ma cos'è sta roba? Maccheccazz..."
Rimani molto, molto inculito (ti sta girando molto il culo, in toscano). E non per il fatto che è un ecchi, diavolo hai cliccato su quel link proprio per quello! Non perchè i disegni non siano belli (di solito cosa molto improbabile per un ecchi, che fa di sicuro benissimo i suoi elementi chiave, e ditemi voi quali sono, forza, perchè è uno dei pilastri che abbiamo elencato nella scorsa supposta sui manga disegnati bene, qui in sovrimpressione). Nemmeno per il fatto che la storia non sia accattivante, perchè in realtà lo è, e ti cattura dalla prima pagina. Ma non rimani inculito nemmeno per i difetti di questo manga, che ci sono, cioè che i personaggi sembrino inizialmente un poco stereotipati e decisamente disadattati.
No, la vera ragione per cui rimani molto inculito è un'altra.
La fottuta censura.
Ora.
Se io clicco su un ecchi, perchè il mio bisogno di emozioni forti è predominante in quel momento, banalmente io voglio nutrirmi di fanservice fin dalla prima pagina, e se tu Manga Plus decidi di oscurare tutti quelli che sono gli elementi chiave di un ecchi, mi fai un torto molto, molto grave. Soprattutto perchè NON è una scelta del disegnatore, di non far vedere nulla, e nemmeno del suo editor.
Nelle intenzioni di questo titolo ci sono tutte le buone intenzioni di un ecchi, fanservice e inquadrature e situazioni piccantine, ed è quello il motivo per cui la gente a cui interessa quel genere sarà interessata a comprare quel manga.
Tutto parte da un riconoscimento di genere: un patto, che il mangaka fa con il pubblico. Il patto dice: se tu clicchi su questa cover, se tu sfogli questo manga, troverai una serie di cose che ti confermano che hai fatto la scelta che pensavi di fare. Ti confermano che questo è proprio il viaggio emozionale che pensavi di fare. Io, mangaka, sto usando un linguaggio condiviso, che tu lettore puoi capire, che si chiama convenzione di genere, e che ti aiuta a fare una scelta preliminare: se ti interessa quello che vedi fin dalla cover, sfoglierai il manga. Se non ti interessa, perchè hai altri gusti o altri bisogni al momento, passerai oltre. Amici come prima.
Questo è quello che fa una convenzione di genere, qualcosa che unisce nelle intenzioni e nella realizzazione il creatore e il consumatore, una lingua che entrambi conoscono e parlano, e che quindi li unisce, in un patto che entrambi decidono di rispettare finche la fiducia reciproca non è stabilita.
DOPO che la fiducia è stabilita, allora sì, che io creatore ti posso stupire e magari colpire sotto la cintura, andando al di là del genere. Esempio: DOPO che ti ho fatto vedere un combattimento di robottoni classico posso andare oltre e dirti che in realtà il robot non è un robot, ma un essere divino clonato da Adam e rivestito di un'armatura. Ma se te lo dico subito, ROMPO quella promessa che ti ha fatto avvicinare a Neon Genesis Evangelion, che era la promessa di vedere dei robottoni. Tu ti inculisci e te ne vai. E non torni più.
Il mio obiettivo di creatore è fallito miseramente.
La cosa triste, nel caso di 2.5D, è che editor e mangaka avevano perfettamente rispettato la promessa di genere, nei primi capitoli, e che l'inculimento del pubblico dipende dalla scelta di CENSURARE il lavoro del mangaka e dell'editor. Il patto viene distrutto da un'entità che si mette in mezzo, cioè la casa editrice. O meglio, non la casa editrice, che in cartaceo lo pubblica senza alcuna censura, e ci mancherebbe solo. Ma una forza esterna che costringe la casa editrice a prendere provvedimenti censori quando questo manga è messo sulla piattaforma di proprietà. La censura dipende dall'internet delle cose.
Ed essendo l'IDC contradditorio e libero per definizione, è proprio lì, su internet, che lo stesso manga si può trovare (piratato) senza alcun tipo di censura!
Ma prima di arrivare a come il lettore inculito si riprende a forza la sua promessa di genere, parliamo un attimo di COSA viene censurato in questo manga. Ovviamente niente di pornografico, niente di erotico spinto o chissà quali scene lussuriose, perchè non ci sono! Prima di tutto sappiamo che l'ecchi è per definizione tutto fumo e niente arrosto. Ma succede anche per una ragione legata alla storia e ai personaggi: i protagonisti di questo manga per definizione sono ""immuni al fascino del 3D"". Non nutrono alcun desiderio nei confronti del mondo 3D, il mondo delle persone in carne ed ossa, bensì sono attratti dal mondo dell'erotismo 2D, quello di manga e anime. Quindi non si toccano nemmeno con un dito, nè hanno alcun interesse a farlo.
Le cose censurate sono ridicole, persino per un minorenne che si trovi a leggerle. Mutandine, in primis. Capezzoli, pochi e molto pudichi. Ma raga, si arriva a censurare anche le statuine ecchi che il protagonista tiene sui suoi scaffali, praticamente parliamo di meta censura narrativa! Vengono censurati manga all'interno di un manga. Si giunge al nonsense più totale, in cui la rappresentazione della rappresentazione di un personaggio fittizio in una statuetta viene censurato. Mi sarebbe venuto molto da ridere, se non fossi stato inculito abbestia.
La prima cosa che ho fatto, dopo che ho visto la promessa di genere strappata così davanti ai miei occhi in mille pezzettini è stata una sola, e sono certo che chiunque sia stato un minimo interessato al manga abbia fatto la stessa cosa dopo aver letto pochi tristi capitoli su Manga Plus: l'ha cercato in scan. E un, due, tre, eccomi lì che me lo leggo in scan, qualità uguale se non superiore alla app di Shueisha, ma soprattutto: senza alcuna censura. Come doveva essere fin dal principio.
Questo è davvero un darsi la zappa sui piedi, casa Shueisha. Per tanto così, bastava semplicemente evitare di pubblicare il manga su plus, mica li devi per forza pubblicare tutti, lì! Se pensi che sia fuori target per la tua piattaforma, perchè mai pubblicarlo lo stesso, ripieno di flash bianchi di censura? Evita. è una scelta più sensata. Il target che stai cercando di coinvolgere NON sarà interessato a uno scempio del genere!
Ma niente. Ed avviene così che la mia esperienza di lettura rovinata, la mia promessa non mantenuta, mi fa virare sulla versione pirata in scan del manga, incensurata. E da lì, finalmente, il mio viaggio incomincia.
Viaggio nel mondo 2.5D
I primi capitoli ecchi soddisfano il mio desiderio iniziale di fanservice e situazioni piccantine senza esagerare.
Vi dico brevemente la storia: i due personaggi principali, un ragazzo e una ragazza, sono accomunati dalla passione per un manga dal titolo The Ashford Chronicles (che ovviamente ha trasposizioni anime, videogame, action figure, ecc ecc), che è un fantasy erotico. Però i due non sono appassionati soltanto per il fatto che sia erotico (anche se è parte integrante del motivo), ma perchè adorano la protagonista, una guerriera super-cute in abiti estremamente succinti. Attenzione, perchè in questo manga tutti i confini si fanno indefiniti!
Quanto quel personaggio viene amato dai protagonisti per i suoi outfit, l'abbigliamento molto kawaii e molto "minimal" allo stesso tempo, e quanto per il suo comportamento, i suoi atteggiamenti, le sue vicissitudini, la sua interiorità, i suoi valori persino, non è dato sapere. Ad un certo punto tutto comincia a perdere di definizione e i contorni dell'ecchi si trasformano di qualcosa d'altro. Man mano che si va avanti le cose cambiano. Drasticamente.
Ma andiamo con ordine: si parte da questa situazione. Okumura è l'unico membro del club di manga, ed ha potuto quindi trasformare la stanza del club a sua immagine e somiglianza, quindi un antro per otaku, fedeli a The Ashford Chronicles e a Liliel, la sua protagonista. Nella sua vita entra improvvisamente una ragazza, Lilysa, la quale anche ama alla follia il personaggio di Liliel, tanto che il suo sogno è di diventare la sua perfetta cosplayer.
Esatto, signore e signori, in questo manga si parla di cosplay, parola amata e odiata in egual misura, sinonimo per noi autori o espositori alle fiere di gente con costumi molto ingombranti che si ferma davanti allo stand impallandolo per farsi fare una foto del pubblico bovino, e sinonimo, per gli organizzatori delle fiere generaliste tipo "nerd show", di pubblico pagante che entrerà di sicuro, basta che gli fai un cospay contest.
Odiato e amato, a seconda delle professioni e dei ruoli che si hanno all'interno delle fiere in cui questi personaggi si riuniscono, per me non è mai stato altro che un passatempo di gente che era un po' troppo presa bene da quello che leggeva o guardava. E forse in Italia è proprio così, ma qui in questo manga come in altri che esplorano lo stesso argomento, assume tutta un'importanza diversa.
In Giappone, per dirne una, ci sono molti cosplayer che lo fanno di lavoro. Funziona così, vengono contattati da un'azienda che sta lanciando una campagna pubblicitaria nuova, con un personaggio o più che diventeranno i testimonial di quel prodotto, e vogliono che ci sia qualcuno che lo impersona e che quindi faccia pubblicità in questa peculiare maniera. E ci sono agenzie, agenti, e una serie di ragazze che fanno cosplay per lavoro, si fanno pagare ed impersonano quel personaggio.
Non solo, ci sono anche moltissime fiere dedicate esclusivamente al cosplay, cosa che andrebbe assolutamente implementata anche per quanto riguarda le fiere italiane, ma forse è già tardi, vista la riduzione dei cosplayer che si vede chiaramente ad ogni fiera. Fatto sta che la creazione di fiere dedicate al cosplay permetterebbe una giusta distinzione fra l'intrattenimento a fumetti, il manga e tutto ciò che riguarda la vendita e la promozione di narrativa sequenziale, e quello che invece ci sta intorno, come TV, anime, incontri con doppiatori hce non c'entrano mai un cazzo e appunto cosplay. Ma non divaghiamo.
I nostri due personaggi si incontrano e si innamorano l'uno dell'altra. Ma fermi tutti. Non fraintendete. Nessuno di loro è interessato al mondo 3D, il mondo reale, fatto di carne e sangue che affluisce in parti basse del corpo! Sono entrambi innamorati del mondo 2D, tant'è vero che Okumura non ha occhi per mutandine e ragazze discinte nel mondo reale, a meno che non somiglino a ragazze del mondo 2D! Lui è innamorato di tutto quello che The Ashford Chronicles contiene, e basta. La differenza fra mondo reale e mondo 2D è incommensurabile, per lui.
E per quanto questo atteggiamento possa sembrare di primo acchito una stramberia, vi prego di ricordare che a chiunque di noi, qui presenti, che amano il manga, è capitato di avere un preciso bisogno psicologico che ha condizionato le nostre letture: il bisogno di sicurezza. Nel mondo reale regna il caos, lo sappiamo: non c'è sicurezza, solo reazioni imprevedibili che nel peggiore dei casi ci faranno molto male. Il mondo della finzione e dell'intrattenimento ha regole precise e ci porta in un contesto in cui SAPPIAMO quello che succederà (vi ricordate la promessa di genere?). Il fatto che il mondo reale sia "troppo" a livello psicologico può rappresentare per le persone più sensibili e insicure un ostacolo insormontabile, che diventa trauma, che condiziona le loro relazione affettive e che li separa in maniera netta dalla realtà, che nella loro esperienza è fonte soltanto di dolore.
Sono venuto a conoscenza di questo particolare modo di percepire il reale (che è estraneo alla mia generazione, che invece anche quando dissociata dalla realtà doveva comunque averci a che fare, diventando quindi la classica ""weird person"" di fronte agli altri) quando ho visto l'anime di The World God Only Knows, che parla di un ragazzo intrappolato nella realtà dei *galge*, videogiochi che simulano relazioni amorose con scelte multiple, sentendosi un dio in quel mondo.
In Giappone in particolare, ci sono persone che vivono in un mondo 2D, chiuse in casa, senza la minima voglia di cimentarsi negli ostacoli psicologici e relazionali, che si sono già dimostrati insormontabili, del mondo 3D.
I protagonisti di 2.5D sono esattamente così. Sono assorbiti nel mondo finto che ha regalato loro emozioni uniche e che li ha coccolati, non prendendoli a schiaffoni mai, fin dalla prima pagina disegnata. Se Okumura è appassionato di manga e per ora ancora non ha trovato un modo per esprimerlo che non sia il collezionismo, Lilysa invece l'ha trovato, il modo per esprimere tutta la sua passione per il mondo 2D: il cosplay. E così, fra un abito succinto ed un altro, mentre Lilysa interpreta in maniera perfetta la sua eroina sotto gli occhi innamorati di Okumura, la relazione fra i due diventa nè reale nè finzione, i contorni ancora più indefiniti. Si trasforma nella seduzione del 2.5D, una via di mezzo.
Il titolo, 2.5D Seduction, non si riferisce mica al fatto che l'uno sia sedotto dall'altra e viceversa. Man mano che si continua a leggere diventa chiarissimo: questo manga non parla di otaku, di cosplay, o di gente disadattata. Parla prima di tutto della seduzione che il mondo 2D esercita su ciascuno di noi. E, raga, nessuno di noi può dirsi immune a questo fascino. Tutti noi ci siamo cascati dentro alla grande e forse ci siamo ancora, amando il mondo 2D e disprezzando il mondo 3D che è così incapace di realizzare i nostri desideri e i nostri sogni.
Ma questo manga, inaspettatamente, va oltre: parla di come un piccolo spostamento di questo mondo 2D nella realtà, banalmente un cosplay, porti a un cambiamento di prospettiva nella realtà stessa. Un piccolo passo nel reale, rappresentato, per tutti e due i personaggi, appunto dal dover trasformare un abito 2D in un VERO abito e poi fotografarlo, li porti ad accettare loro stessi per quello che sono, a iniziare a relazionarsi con il prossimo, a entrare anche in collisione con il prossimo, avendo i primi "scontri" fra cosplayer alle convention. Okumura diventa il fotografo ufficiale di Lilysa, perchè il loro amore per il personaggio di Liliel è talmente grande che non hanno nemmeno bisogno di parlarsi per capire quale sarà la posa più bella, quale sarà l'inquadratura che renderà quella posa indistinguibile dalla cover del volume tot del manga, e così via. La loro comune esperienza otaku presto si rivela NON un elemento di disturbo per gli altri, NON uno stigma che ti rende reietto, incompreso, bensì il contrario: il loro collegamento segreto. E diventa per proprietà transitiva il loro collegamento con la realtà.
Lezione 1: regredire alla passione
Il primo momento topico del manga, in cui mi sono commosso fino alle lacrime, non scherzo, è la loro prima convention. Che senso ha infatti fare cosplay se non si fa vedere quel cosplay a nessuno? Se non si comunica a nessuno la passione che si ha per quel personaggio così fantastico? Quindi le convention sono un passo fondamentale e imprescindibile. Ed è proprio lì che Lilysa e Okumura si trovano ad aver a che fare con "la gente". E tanta pure. E a capire che, se si trova un terreno comune di partenza, la socialità viene da sè, e con l'interazione umana arriva l'amicizia, la stima reciproca, la scoperta del prossimo come diverso da sè. Lilisa entra in crisi quando incontra una delle heavenly cosplayers, le cosplayer paradisiache, traduzione letterale. L'unica a dire il vero che è riuscita a far diventare il cosplay una professione, con tanto di agente e sponsor, che come dicevamo prima è una carriera possibile, in Giappone. Nagomi è una pro-cosplayer, e subito mette in difficoltà la nostra protagonista offrendole una visione completamente diversa del cosplay che lei tanto ama. Lilysa rimane interdetta quando Nagomi le dice che per quell'occasione, per quella convention, le hanno chiesto dai piani alti di indossare il costume di un personaggio appena uscito, di cui si conosce pochissimo e di cui lei stessa dovrà inventare atteggiamenti e pose. Nagomi stessa non lo conosce, quel personaggio. Lilysa rimane interdetta, perchè per lei non ha senso interpretare un personaggio per cui non si ha una passione sfegatata come la sua per Lilirl. Nagomi però la sfida e le dice una cosa che la mette in crisi: "tu sei convinta di avere una passione per il cosplay, ma ti faccio una domanda: sei pi+ appassionata di cosplay tu, che fai sempre lo stesso personaggio, oppure io? A me non importa il personaggio che interpreto, la mia passione per il cosplay è più pura, perchè non dipende da altro che dal fatto che faccio cosplay!"
Può sembrare una questione di lana caprina, ma in realtà mette davvero in crisi Lilysa, la quale improvvisamente non è più sicura di quello che fa, della sua motivazione. Si domanda, ma perchè? Perchè sto facendo questa cosa del cosplay?
E questo è davvero interessante, per chi come me non ha mai provato a farlo, ma non solo, trova l'esperienza così distante che si fa la stessa esatta domanda: ma perchè lo fate? Perchè vi travestite?
E la risposta avviene quando Lilysa ritrova la sua voglia di esibirsi in pubblico, poco dopo, proprio grazie a Okumura. Si esibiscono l'una a fianco dell'altra, lei e Nagomi, con diverse consapevolezze. Per Nagomi, che prende tutto a livello professionistico, come è giusto che sia, per lei, tutte le altre cosplayer diventano rivali, persone che la invidiano, che vogliono essere al suo posto, persone da battere. Oppure persone che non sono degne di fare cosplay, come Lilysa, perchè la loro passione non è abbastanza pura. Ma mentre si esibisce di fianco a Lilysa scopre un'altra verità. Quella persona, lì a fianco, è una persona che ha sofferto. Come lei. Una persona le cui passioni hanno fatto diventare un paria, un'emarginata. "Ancora giochi con le bambole?" è la frase che più di chiunque altra Lilysa si è sentita dire durante la sua adolescenza, quando si vestiva come le sue eroine preferite.
E Nagomi in una pagina incredibile in cui sta guardando disperata i commenti degli haters su internet, ci dice in un discorso pensato:
> "Hai dato al cosplay più di chiunque altro.
> Ecco perchè queste parole fanno male a te di più che a chiunque altro.
> Per proteggerti hai circondato il tuo cuore di spine. E hai continuato a lottare fino ad adesso."
> E rivolgendosi a lilysa:
> "alla fine io sono uguale a te...
> Non siamo diverse.
> Questa persona è stata ferita.
> Ma si è rialzata ed è venuta qui."
La trasformazione di Nagomi è una regressione, per chi come lei ha fatto diventare una passione un lavoro. Forse è proprio per questo che risuona così tanto nella mia anima: da autore, da mangaka, ho trasformato la mia passione, una volta priva di spessore, forse, ma anche priva di sentimenti come rivalità, sospetto, lotta, desiderio di apprezzamento, in un lavoro, con tutti i lati positivi e negativi che ne derivano. E attraverso questo confronto fra due cosplayer sul campo di un komiket, arrivo a capire che forse posso ritornare a quel momento in cui la passione e nient'altro giudavano la mia mano. Perchè erano momenti magici.
è vero che sono più appassionato di manga o di fumetto perchè da professionista faccio tutto quello che mi viene dato e riesco a farlo senza problemi anche in caso di lavori su commissione? No. Vero è piuttosto che la mia passione si è affievolita nel tempo, come è naturale che sia, e che è necessario ritrovarla tramite il confronto con gli altri, ritrovarla insieme, perchè non esiste una motivazione più pura e più nobile delle altre per amare qualcosa, c'è soltanto l'amore che nutriamo per quel qualcosa, che ci accomuna tutti e che ci mette tutti sullo stesso piano.
Competere è inutile, quando siamo qui tutti per lo stesso motivo.
> Il tempo che ho speso per il cosplay è stato così divertente.
> Ed ero così felice da voler spendere il resto della mia vita a fare cosplay. Ma...
>
> "Stronza cosplay.
> Comportarsi come se fosse la migliore...
> Non è capace.
> Beh, alla fine cosplay è soltanto un hobby, no?
> Non accettiamo nulla che non siano foto erotiche in costume...
> Se ti ritieni una professionista, è il tuo lavoro promuovere te stessa, giusto?"
> Per continuare a fare la cosa che mi piace, ho dovuto lottare contro la corrente, contro le cattiverie, e la pressione devastante.
> E quando l'ho capito, non ho avuto nessun modo di proteggere me stessa se non uccidere il mio cuore.
> Io volevo...
> Volevo solo continuare a fare quello che amavo.
>
> Nel passato ho sempre ritenuto gli altri cosplayer miei amici. Li amavo dal profondo del cuore.
> Ma sin da allora, fare cosplay è diventato nient'altro che dolore.
> Sono arrivata a disprezzare quelli che amano il cosplay.
> Io.. Dove ho sbagliato? è stato un errore diventare pro?
> No, non è così.
> L'ho semplicemente dimenticata.
> La cosa più importante.
>
> Non riesco a concentrarmi.
> Ho sforato coi tempi.
> Immagino di essere un fallimento come professionista, eh.
> Nagomi-san...
> Non ti preoccupare! Possiamo farcela se ci muoviamo...
> ...Mi dispiace.
>
> Mi spiace ma..... Dovrò fare ancora un po' di ritardo
> Eh?
> Userò quello che è il mio potere. Per far sì che il dio del cosplay mi sorrida.
>
> Non perderò contro di te!!
>
> Dopotutto, ora mi ricordo..
> La mia vera motivazione.
> Tutti, guardatemi. Guardate quanto sono carina adesso.
>
> Non perderò contro di te, liliel.
> Dopotutto... Tutto questo piace più a me che a te.
> Sono una pro, dopotutto.
> Il mio cuore sta piangendo.
> Grazie.
>
> Ora me lo ricordo.
>
>Che fare cosplay... è così divertente.
Lesson 1: learned.
Lezione 2: crescere nel mondo 3D
Man mano che la storia procede, abbiamo un lento virare nei contenuti. Non ci sono più inquadrature ammiccanti e rivelamenti di intimo femminile. Non solo, il protagonista maschio, Okumura, diventa quasi secondario, un semplice specchio di come il mondo otaku vede Liliel, e i pensieri di Lilysa e dei personaggi femminili che la circondano diventano decisamente dominanti. Ecco qui, la vera rottura della promessa di genere. Avviene lentamente, dopo che il pubblico si è avvicinato come si sarebbe avvicinato ad un ecchi qualsiasi, per le ragioni che sappiamo bene. Ma adesso che il mangaka ha guadagnato la nostra fiducia, ecco che si sposta su territori diversi.
Lo vediamo nell'arco narrativo successivo alla prima convention di cosplay, con un'altro classico della vita scolastica. Okumura sta per perdere l'aula del club, non essendoci nessun iscritto al club di manga da un bel pezzo. Decidono, assieme alla sensei che li accompagna, che non è giusto mascherare il cosplay mantenendo il nome di club di manga. Vogliono uscire allo scoperto, perchè ritengono di non avere nulla da nascondere. Le cose sono cambiate. Prima il club era il loro nascondiglio segreto per fare foto un po' osè, ora non più. Il punto cruciale qui, è che devono fare i conti con un mondo 3D che ha regole, convenzioni e soprattutto pregiudizi con cui fare i conti.
Nel momento in cui decidono di diventare "ufficiali" con il club di cosplay, arrivano le conseguenze. Possono farlo, ma la presidentessa dell'istituto mette una regola ben precisa: non creare o possedere materiale per adulti. "Ma certo, non creeremo nessun materiale per adulti!" si affrettano a confermare Okumura e Lilysa, ma il problema è quel "possesso". Perchè il club è ripieno di figure, dojinshi e un'intero angolo della libreria é ripieno del tesoro di Okumura, rigorosamente vietato ai minori (e loro SONO minori, ricordiamolo).
Ed è qui che il manga fa uno switch più forte degli altri, perchè Okumura per l'amore per il cosplay e grazie alle emozioni che Lilysa gli ha regalato alla convention, grazie al rapporto così intenso che fra i due è nato per mezzo del cosplay, riesce a fare l'impensabile per un collezionista. RIDUCE A PEZZI, elimina, cancella dalla faccia della terra il materiale per adulti che la società, la scuola, la presidentessa gli dicono che è contro le regole possedere.
Passa tutti i suoi preziosi manga nel tritacarta. E la presidentessa lo trova a buttare tutte le sue dojinshi ridotte a striscioline e con un candore estremo gli dice: ricomprale, quelle stesse cose! Quando sarai grande, non ci sarà alcun problema a possedere quei manga. E quindi potrei ricomprare tutto!
Capiamo bene quale è lo switch qui: il manga ci sta dando una lezione di regole e società. Ci sta dicendo, non c'è problema se leggi e compri roba pornina, va tutto bene. L'importante è che lo fai rispettando le regole, quindi quando hai superato i 18 anni. Lo sappiamo ormai, che per quanto un manga possa sembrare sovversivo in realtà non fa altro che garantire al lettore che c'è un posto per lui anche nella realtà 3D, NON soltanto nella finzione.
Ma non è da tutti i manga riuscire a fare qualcosa del genere. Molti si accontentano di intrattenere e basta, Torishima docet, quindi non hanno alcun bisogno di fare alcuno switch, alcun cambiamento. Rimangono intrattenimento fine a se stesso, e il genere ecchi è per definizione, come fra l'altro lo shonen di combattimento, proprio un genere finalizzato al divertire e basta. 2.5D seduction sembra non essere così, però, e si ferma invece a pensare a quali sono i modi per crescere nel mondo 3D, anche se ci si arriva tramite il mondo 2D, e magari facendo appunto un passaggio intermedio.
Ed è così che Okumura butta tutte le sue prezione dojinshi, esce dalla stanza mentre le ragazze indossano i loro cosplay, e badate bene, non perchè lo desiderano le ragazze, ma perchè é lui che vuole fare le cose "come si deve". Ed è questo (questo passaggio alla responsabilità del mondo 3D) anche il momento in cui il club si amplia, entrano nuove persone e Lilysa deve fare i conti con qualcosa che non conosce: gli amici.
Amici non semplici, amici che si possono fraintendere, amici che hanno sofferto proprio a causa della permanenza prolungata nel mondo 2D e che ora ne stanno pian piano uscendo proprio grazie al cosplay, quella fase intermedia che è necessaria per smussare gli angoli, per non ferire di più, per fare crescere.
Perchè il bisogno dell'essere umano, per un manga, è sempre lo stesso: il bisogno di socialità, del contatto con l'altro, senza il quale il mondo (giapponese in particolare) non può sostenersi e progredire.
Lesson 2: learned.
Lezione 3: non disprezzare noi stessi
Amici. Una parola che viene spontanea quando si è bambini, quando le cose sembrano essere più spietate ma anche più semplici, in cui per essere apprezzati basta fare il disegno di un personaggio di un manga. I bambini sono tutti otaku, dice ad un certo punto uno dei personaggi del manga.
C'è della verità, in quelle parole, e una riscoperta ancora una volta di quello che una volta ci faceva felici. Quella passione pura, che non era legata a null'altro, non era legata a riconoscimenti da parte della società, non era legata ai soldi, non era legata alla nostra reputazione. Era amore, espresso senza filtri. Amore che ad un certo punto la società rigetta.
"Giochi ancora con le bambole?"
Quante volte ci siamo sentiti dire questa frase, oppure semplicemente l'abbiamo sentita risuonare dentro di noi? Il frutto malato di una società che mirando alla propria sopravvivenza fa una sola cosa: forza la persona a crescere. A dimenticare l'infanzia. A prendersi le proprie responsabilità. Che peso.
Ma il bello di 2.5D è che questa transizione è resa fluida e graduale, perchè di traumi i protagonisti di questa storia sono già pieni. Non sarebbbero interamente proiettati verso il mondo 3D, altrimenti!
Il gioco di questo manga è sempre tirare fuori le cringiate più spettacolari e dar loro un senso anche per chi dentro non ci è passato. I miei traumi personali del passato ci sono, sono quelli che in qualche modo mi hanno forzato ad apprezzare il mondo 2D, ma in qualche modo mi accorgo di non avere gli stessi traumi che spingono i protagonisti a riversare tutti i loro desideri, le loro aspettative, il loro amore nel mondo di carta.
E non solo i protagonisti, ma anche i personaggi secondari.
In un arco narrativo, Aria, figlia di genitori divorziati, vuole a tutti i costi attirare l'attenzione del padre che non vede più da 10 anni. 10 cazzo di anni sono tanti e per noi non giapponesi è anche difficile comprendere perchè mai un padre pur amando la figlia non la vada a trovare mai, ma checcazzo! Comunque è così, è solo una dei traumi di questo manga di cui si parla come se fosse una cosa che può accadere un giorno qualsiasi, bam tuo padre se ne va e non lo vedi più per 10 anni e non sai nemmeno dove sia finito. Era un mangaka questo losai, e un mangaka il cui manga ha avuto scarsissimo successo, addirittura odiato dagli haters e che persino il mangaka stesso ha imparato ad odiare. Ma non Okumura. Okumura è un otaku, lo è sempre stato, e nella sua infanzia ha amato alla follia il manga che il suo stesso autore invece ora odia. Il padre di aria odia quel manga perchè è la causa di tutti i problemi familiari e del divorzio, lo odia perchè rappresenta il fallimento di lui come uomo (quanta giapponesità!), un uomo non in grado di badare più alla famiglia che aveva promesso di mantenere. Quindi va via e nessuno lo vede più. Se non che, lui come tutti gli altri personaggi di 2.5D arriva alla fine ad accettare se stesso e lo fa in una sequenza super commovente in cui incontra di nuovo sua figlia, che per poter attrarre la sua attenzione si è vestita da cosplay del suo attuale manga.
Ma prima deve affrontare Okumura, l'unico vero fan del suo primo lavoro, manga disprezzato e axato male per non aver venduto a sufficienza.
> Non pronunci il nome di quel manga.
> L'autore non ha il diritto di screditare il suo stesso lavoro...
> Pensa che i figli siano proprietà dei genitori?
> Nemmeno i lavoro di un autore appartiene all'autore stesso.
> E non appartiene nemmeno ai lettori.
> Vivono di vita propria. Sono 2D
> Non importa quello che pensa la gente del suo lavoro.
> Infatti, non importa nemmeno sapere cosa ne pensano del suo lavoro.
>
> Non importa quello che dice, sensei.
> A me il suo manga piace lo stesso.
> Può essersene dimenticato, ma io no.
> Non può essere... Okumura kun?
> Non potrei mai dimenticare... La tua lettera....
>
> Cosa c'è di cos' brutto in quel manga?
> Esiste un manga nel mondo che non sia amato almeno da una persona?
> Che cosa c'è di così sbagliato nello scriverlo.
> Cosa c'è di sbagliato nello scrivere spin off non ufficiali?
> Che cosa ha pensato quando ha visto il cosplay di liliel?
> Ha pensato che fosse falso?
> No... Non l'ho pensato...
> Ma come facciamo a saperlo se non lo dice chiaro e tondo?!!
>
> Non mi importa cosa lei, l'autore, possa pensare...!!
> Adesso scolti bene!!
> Sto per dirle la verità pura e semplice!!!
>
> I MANGA CHE DISEGNA
> MI RENDONO FELICE!!
>
> Non ha alcun diritto di cambiare questa cosa
> Nessun autore ha il diritto di cambiare questa cosa
>
> Volevo impressionare
> il milione di persone che leggevano weekly shonen jump.
> Eppure, non sono nemmeno riuscito a fare felice una persona.
> Non ho capito quanto prezioso fosse fare anche soltanto una persona felice.
> Scusami, aria.... Avrei dovuto capire che farti felice
> era qualcosa di più prezioso che impressionare un milione di persone...
> Perchè cavolo non ci ho mai pensato?
Conclusione
Ecco la potenza della redenzione di 2.5D Seduction.
Qualsiasi persona si guarda indietro e si disprezza, per quello che ha fatto quella volta, per quello che è stata, per le scelte che l'hanno condotta su strade dolorose.
Tutti i personaggi di 2.5D lo fanno, compreso il protagonista, di cui non vi spoilero nulla. Perchè Okumura è un otaku, ma non si diventa otaku per sbaglio. Non ci si rifugia nel mondo 2D perchè non si ha nulla da fare. Ci si rannicchia in un mondo immaginario per salvarsi.
L'ho già detto così tante volte, che il manga è in grado di salvarci la vita. Ed è così.
Nel momento in cui sentiamo che nessuno ci vuole bene, abbiamo l'àncora del manga. E i manga buoni, quelli che non sono solo fuga, torashimico intrattenimento e basta, ci conducono per mano insegnandoci che sì, dopo essere stati salvati, è possibile tornare nel mondo 3D.
è possibile avere degli amici che ci vogliono bene.
è possibile non disprezzare più noi stessi pensando che sia "colpa nostra".
E per farlo, magari, è soltanto necessario un piccolo passaggio.
Attraverso il mondo 2.5D