Quante persone ci sono qui adesso che, oltre ad ascoltare qualche volta le mie supposte, vengono su youtube per ascoltare quello che dicono i loro influencer manga preferiti?
Oggi ci immergiamo in un argomento che ha ridefinito e continua a ridefinire il marketing e la cultura digitale, per i fumetti e per i manga come per un botto di altri interessi comuni. Sono gli influencer, meglio detti content creators. Come dite? Perchè ne parliamo? Beh, perchè sebbene per la maggior parte dei casi io mi voglia allontanare dalla loro posizione di "suggeritori competenti" (nelle supposte non troverete suggerimenti su cosa leggere o sulle nuove uscite da non perdere), sebbene io voglia tirarmi fuori dal gioco degli influencer, gli influencer sono diventati importanti per il mercato. Sembrano essere una risorsa che impatta forte sull'industria, almeno qui in italia.
In questa supposta andiamo un attimino ad analizzare quali sono gli influencer sul mercato, ma non nome per nome, dio no!, ma piuttosto definendone una tassonomia, cioè una classificazione, un po' come avevamo fatto con i lettori manga, vi ricordate? Lettore manga 🟢 E nel frattempo andiamo a vedere come stanno cambiando i social e come questo impatta già adesso il mercato del manga e del fumetto in generale.
Tempo è di addentrarsi in questa selva oscura, ma prima tempo è di rilassare i chiapponi e la nostra sigla ascoltare.
Sarcasmo e criteri scriteriati di acquisto
Gli avete visti ovunque, dove c'è più gente alle fiere, circondati da fan che pendono dalle loro labbra e che sono ansiosi di toccare le loro vesti manco fossero Gesù che cammina per la strada. Gli influencer possono salvarti, quando non sai che fava comprare perchè escono centinaia di titoli apparentemente tutti uguali in fumetteria o in fiera. Lucca comics si sta avvicinando a grandi passi e siamo qui tutti trepidanti a chiederci: cazzo compro quest'anno? E soprattutto: ho tenuto da parte un millino (perchè 12000€ non ce le ho) per prendere dieci tagliandini panini per tetsuo hara per VINCERE la sua firma, e poi comprare e comprare e comprare? Cosa secondaria è pure il motivo per cui compro, compro e compro, chemmi frega, io so solo una cosa: dopo, quando sono in albergo a 50km da lucca perchè lì non c'è un posto manco se paghi in diamanti, e vedo il mio tessssoorooo, io sono molto soddisfatto. O cavolo, la sapete una cosa? Io sono felice! Lo stringo a me, il mio tesssorro che mi è costato molti sacrifizi, perchè è quello che ho io e hanno pochissimi altri, e godo del mio essere speciale. Perchè possiedo un paio di manga perfettamente inutili che però altri non possiedono. E quel paio di manga, comuque, non sono manga inutili presi a caso, no no, sono manga inutili che hanno uno o due criteri ben precisi per cui sono stati comprati. Uno dei criteri è perchè l'influencer X mi ha detto che era un manga figo. C'ho comprato la variant, yuk! Non la apro, non è il caso, perchè se no si rovina, ma c'ho la variant nella bustina, yuk yuk! è mia e soprattutto risponde al mio criterio di scelta (del tutto arbitrario) che la rende speciale, appartiene alla mia libreria che è solo mia.
Un criterio, dicevo, forse il principale per cui l'ho scelto, quel manga da comprare, è che il mio amico, l'influencer X ci ha fatto un video sopra e l'ha lodato apertamente, e c'è da dire che lui non lo fa mai perchè è un po' stitico e gli piacciono solo 4 manga degli anni 90. Se mi ha suggerito questo, beh, posso star sicuro (sicuro) che è un manga coi controcoglioni. Sì, perchè vedi, lui è il mio amico influencer. Io lo conosco da anni, non mi sono perso una sua live dal duemilasalcazzo, ormai so tutto di lui, so come farlo arrabbiare, pure, e a volte mi diverto a farlo, e lui si trigghera sempre, sapessi che ridere. So tutto di lui, so quali sono i suoi gusti, perchè alla fine sono un po' anche i miei, sai, di riflesso, quando stai per tanto tempo con una persona capisci come ragiona, e un po' lo condividi quel ragionamento NON tuo. è più difficile fare un ragionamento tuo! Preferisco seguire il suo, che sembra avere molto senso!
Eh, devi sapere che io ero molto confuso, quando ho iniziato a comprare manga, in un certo periodo della mia vita. Non mi ricordo, era il covid? No, non era il covid. Beh, comunque ero molto confuso, usciva troppa roba, non riuscivo a stare al passo, stavo rimanendo davvero indietro! I miei amici parlavano di cose che non conoscevo, mi sentivo escluso. Su quel sito che parla solo di manga giapponesi in maniera ossessiva dicevano cose che non capivo. Insomma, mi sentivo ignorante, e non mi piaceva. E soprattutto, i manga mi sembravano un po' tutti uguali, li prendevo così, un po' perchè mi piaceva la copertina, ma non percepivo quella gran qualità, quel gran vantaggio per la mia vita. Te l'ho detto, ero confuso. Ma poi è arrivato lui. X mi ha salvato, te lo dico io. Grazie a lui sapevo perfettamente cosa comprare e perchè, e non è che dovevo informarmi sugli altri manga, perchè comunque sapevo il motivo per cui non mi sarebbero piaciuti: non piacevano ad X. Ora è tutto a posto, grazie per avermelo chiesto. Compro tanti manga, è vero, ma non spreco mica i miei soldi! No, seguo i suoi insegnamenti, lui ne sa un botto, pensa, sa tutte le edizioni di quel determinato manga da quando è stato pubblicato in Italia. Nel mondo! In Giappone! Cioè capisci? Ha studiato. Sa tutti i titoli originali, collega sapientemente l'autore all'opera, pronuncia gli autori giappi nel modo giusto e mi bacchetta quando non lo faccio, ahahah. è uno spasso credimi! Come, non lo segui? Cazzo, seguilo subito, non è mica come quell'altro che sbaglia tutti i nomi! Seguilo, perchè così non sbaglierai più. Ora stai sbagliando, hai visto? Hai comprato quel manga che fa schifo, lo dice X. No no, non l'ho letto. Comunque. Ti dicevo, io sono felice, adesso, mentre possiedo quei manga. Non li leggo, te l'ho già detto. Queste sono variant, e mi fanno sentire speciale. Quindi non li leggo. Ma so che sono dei bei manga, perchè X li ha letti e dice così. So anche di che cosa parlano anche se non li ho letti, ho seguito tutte le video recensioni di X. Mica c'è bisogno di leggerli, i manga, che si rovinano. Ma poi, se voglio, posso sempre leggerli in scan. In fondo, io non è che ami il manga più di tanto. Cioè sì, mi piacciono eh. Ma io amo X, quando parla di manga. Lui sì, che è fenomenale!
Il rifiuto alla chiamata (di scegliere)
Vi ho descritto l'esperienza tipo di un lettore manga che segue l'influencer X. Certo, con un po' di sarcasmo, che spero abbiate colto. Perchè dire che mi piace una cosa perchè piace ad un altro è il sintomo di una malattia grave, che è la mancanza di volontà propria. Una malattia non nuova, bisogna dire, che scaturisce dalla molteplicità di scelte del mondo capitalistico. Se una volta c'èera una maglia e un pantalone, e quelli dovevi comprare, ora ci sono mille marche di maglie con mille modelli ciascuno... Quale compro? La molteplicità di scelte ha paralizzato intere generazioni, quando internet ci ha fatto scoprire che c'erano un botto di cose che potevamo fare nella nostra vita. E ci ha messo un po' in crisi questa cosa. Mio nonno poteva fare il contadino.. oppure il contadino. Io posso fare letteralmente tutto quello che voglio, grazie all'internet delle cose. Purtroppo questa scoperta ha avuto la conseguenza nefasta di bloccare intere generazioni nella cosiddetta paralisi da analisi. Mi succede spesso con alcuni dei miei amici quando gioco ai giochi da tavolo, soprattutto i giochi un po' più complicati, gli strategici in cui hai una serie di possibili scelte da fare e la possibilità di fare la scelta sbagliata è molto alta. Ci sono amici che rimangono lì, fermi a rimuginare nella loro testa tutte le decisioni possibili e non si accorgono che stanno passando minuti e minuti e che in definitiva stanno rendendo il gioco sterile e fermo. Sono bloccati.
La paralisi da analisi è quello che succede quando abbiamo davanti a noi quintali di scelte e prendere la scelta giusta è virtualmente impossibile. O meglio, non possediamo ancora la capacità di capire quale è la scelta giusta, nè quali conseguenze porterà prendere la scelta sbagliata. O almeno è così che ci sentiamo. Quindi quale è la soluzione a questo enigma angosciante? Le soluzioni più facili sono due: uno, non prendere quella decisione e quindi rimanere fermo, oppure due, affidarmi alla guida di qualcuno che ne sa più di me. All'interno di tutte le storie che abbiamo mai letto, questi due momenti hanno un loro punto specifico, ed è all'inizio della storia, nel KI, quando il nostro protagonista sta vivendo nel suo mondo ordinario, quello che conosce alla perfezione. Immaginate un panettiere che va a fare il pane alla mattina alle 4. Per noi che magari facciamo un lavoro diverso questa sveglia mattutina potrebbe sembrare qualcosa di straordinario, ma non per un panettiere. Quello è il suo mondo di tutti i giorni, quello in cui si trova inserito e di cui sa tutto, morte e miracoli. Ma poi arriva qualcosa che potenzialmente potrebbe ribaltare la sua vita. Per esempio viene chiamato in guerra. In gergo da storyteller si chiama "call to adventure", ma anche "inciting action". Perchè inciting action? Perchè è l'azione da cui la storia parte. Senza di quella non si verifica alcuna evoluzione nel personaggio principale e quindi la storia non parte. Il panettiere rimane panettiere. E all'inizio, il personaggio principale NON VUOLE farla partire! Perchè il panettiere, anche se forse non è proprio felice quando fa il pane, almeno sa tutto di come si fa il pane. A tutti gli effetti si trova nella sua zona di confort, e uscirne sarebbe come mettere un piede in un territorio inesplorato che fa paura, e potenzialmente è molto molto pericoloso. Quindi che fa? Non sceglie. Questo si chiama in gergo "rifiuto alla chiamata", e succede in moltissime storie, quasi tutte, se hanno il tempo di farla vedere. Il rifiuto può addirittura far pensare a noi lettori che il protagonista non prenderà mai quella decisione di sua spontanea volontà. E questa è esattamente quella paralisi da analisi di cui parlavamo prima. Il personaggio, così come noi a volte quando ci troviamo di fronte ad una scelta che rappresenterà un bivio imprescindibile nella nostra esistenza, NON SCEGLIE. Non scegliendo, però, la sua vita non procede. Non si evolve. Non avanza verso la felicità. La sua storia non parte. La nostra storia non parte, se non scegliamo, e quindi parte invece l'ansia, l'angoscia. Se non scelgo sono fottuto, ma non posso scegliere, non posso! Il protagonista poi sceglierà, facendoci capire tramite la sua storia che è possibile, scegliere, e che solo se lo facciamo anche noi la nostra storia può partire.
Ed ecco il momento in cui internet, che ci ha messo prima in difficoltà mostrandoci tutto e dicendoci "scegli", ci leva anche degli impicci inventandosi un facilitatore: gli influencer. Coloro che scelgono al nostro posto.
Ma chi sono gli influencer?
Influencer o content creator?
Gli influencer sono prosumer. Ne abbiamo parlato la scorsa supposta sul mercato alternativo della condivisione gratuita della pirateria, in cui analizzavamo i pirati (gli scanlator in particolare) e il modo in cui hanno cambiato e continuano a cambiare i mercati dove scorrazzano quasi indisturbati. I pirati sono prosumer, perchè sono un misto di produttori e consumatori, nascono come appassionati veri di una determinata cosa, e quando notano problemi nel modo in quella cosa viene fatta o distribuita, li risolvono a modo loro. Tutto parte dal fatto che sono degli appassionati, che ad un certo punto da soli consumatori diventano in qualche modo produttori. Gli influencer sono così. Sono il frutto dell'internet gratuito delle cose, sono un esigenza nata dal fatto che la paralisi di analisi ci impedisce di scegliere. Noi vogliamo sentire il parere di gente come noi, non della pubblicità che come scopo ha sempre e soltanto il decantare i pregi dei loro prodotti per farceli comprare. Non c'è oggettività in questo, preferisco sentire il parere di qualcuno che come me è appassionato di quello di cui voglio sapere di più. Sarà sicuramente più onesto. Ed ecco che arriva l'influencer, a fare chiarezza laddove prima chiarezza non c'era, ad evitare che io mi possa sbagliare (perchè sbagliare mina in profondità la mia autostima basata sul nulla e mi fa sentire la merda rinsecchita al sole che so di essere) e comprare un manga che mi fa schifo. Ecco il secondo modo per affrontare le scelte che non siamo in grado di prendere facendo affidamento sulla nostra volontà: ci affidiamo al parere di un "esperto".
Sebbene la differenza fra content creator ed influencer sia minima, proverò a riassumerla, partendo dalle definizioni di ognuno. l **content creator** è, in poche parole, _chiunque produca e pubblichi contenuti originali_ su piattaforme digitali. L'enfasi è posta sulla **creazione** e sulla **qualità** del materiale. L'**influencer** è una persona che ha stabilito credibilità in una nicchia specifica e ha la capacità di _influenzare prima di tutto le opinioni, e poi le decisioni di acquisto di un segmento del suo pubblico_ a causa della sua autorevolezza, conoscenza, o relazione con i suoi follower. L'enfasi è posta sulla **capacità di influenzare**. Ma non solo. Io direi che l'enfasi è posta sul fatto che genera una comunità fedele, una sorta di culto personale, presso la quale ha totale fiducia e credibilità. Solo in questo modo può significativamente spostare l'ago della bilancia da una parte o dall'altra quando si parla di opinioni riguardanti prodotti, nel nostro caso manga e fumetti, o quando si tratta di vendite di quegli stessi prodotti. Ma in linea generale non esiste una linea precisa che delimiti il content creator e lo differenzi in modo significativo dall'influencer, nel campo del manga. Se un content creator fa una video recensione su un manga, in qualche modo sta già influenzando il suo pubblico. Se un content creator con milioni di follower dice che i manga italiani fanno cagare, sta già influenzando il suo pubblico. Anche se lo dice in una frazione di secondo in una live a caso.
I content creator enormi spostano a tutti gli effetti la lancetta della spesa dei soldi dei loro follower dove più desiderano, senza dover prestare particolare attenzione a quella che può essere la qualità o la natura stessa del prodotto che suggeriscono o promuovono. Quando un content creator è enorme, poco importa quello che fa, anzi non ha alcuna importanza, diciamoci la verità. I loro follower decideranno di spendere anche grosse quantità di denaro basandosi sui consigli o semplicemente i suggerimenti espressi o sottintesi dei propri beniamini. Spesso non hanno nemmeno bisogno di suggerire niente. Vi ricordate? Noi tendiamo a considerarli amici (anche se loro non sanno nemmeno che cazzo di faccia abbiamo), perchè li conosciamo bene, sappiamo quali sono i loro TIC, se soffrono di ADHD, come triggherarli male, come dire loro qualcosa che invece gli fa piacere, sappiamo quali sono i manga che gli piacciono o i film, le serie tv, i giochi di carte collezionabili, sappiamo quali sono i loro criteri super soggettivi per giudicare tutte queste cose, e volenti o nolenti, agli amici VERI si dà quasi sempre retta, soprattutto se sembra ne sappiano un botto in più di noi, di quello di cui parlano. Alla fine ci hanno dimostrato tramite enormi monologhi le loro ragioni, no? Ok, non abbiamo mai davvero dialogato, un vero dialogo a due, magari non online ma faccia a faccia, ma questo è secondario. Ok, magari quel prodotto è un'inculata enoooorme, ma va beh, non me ne pento di averci speso centinaia di euri, non ci penso e vado avanti. Glielo dico, eh, così la prossima volta non mi inculerà così forte e con la sabbia. Ma agli amici si perdona, alla fine. Lui è mio amico. Gli dò retta `e` gliela darò sempre, perchè ero morto e sono tornato in vita, ero perduto e lui mi ha ritrovato, ero povero e lui mi ha arricchito. Gli sacrificherò per sempre il maiale grasso, lo ricoprirò sempre delle vesti più belle e lo cosapargerò di profumi, gli farò festa usando tutti i miei soldi. Anche dopo che mi ha inculato con la sabbia.
Tassonomia del content creator
La differenza principale fra content creator e influencer, probabilmente è quella spiegata da Dan Koe in uno dei suoi video, titolato: la morte dei social media. Non fraintendete perchè lui è tutt'altro che un detrattore dei social, visto che è con questi che è diventato miliardario, ma in questo video che vi metto in descrizione, lui fa una sorta di classificazione dei content creator che è molto interessante e fa anche un po' ghignare. Ve la ripropongo.
Il livello 1 più basico è chiamato il "Ladro di Trend". Questi sono i tipici influencer, e di solito sono anche quelli che fanno più casino. Ogni loro post è ottimizzato per una singola scarica di dopamina. Non c'è bisogno di ricordarsi nulla di quello che hanno postato ieri e l'altroieri e nemmeno a loro frega nulla. Sono dei maestri nell'agganciare la gente, maestri delle thumbnails, e dei titoli clickbait. Sono industrie del content. Postano fast food per la mente, biscotti della fortuna che possono essere facilmente male interpretati come saggezza. Parlano di qualsiasi cosa sia in trend al momento, postano scherzi, danze, esplosioni di rabbia o sbavate perchè le visualizzazioni e i like sono l'unica cosa che conta, alla fin fine. Sono super skillati nei meccanismi per attirare l'attenzione (ormai l'hanno capito, cosa devono fare per attirarla), ma hanno strappato via ogni significato, ogni valore e ogni esperienza dal loro content per arrivare alla pura viralità. Sono anche quelli che verranno molto più facilmente sostituiti dall'AI, così dice Dan, perchè le Ai possono facilmente accedere ai trend del momento e perchè non ci sono particolari sfide creative nella creazione di questo content.
Il livello 2 è chiamato il "Signor Nessuno". Eccomi! Questi content creator sono quelli che hanno tipo 2 follower, ma hanno una scrittura o delle idee interessanti. Sono quelli che spiegano cose complicate, ma che raggiungono zero persone. Sono i creator che si lamentano che non riescono a vendere, ma quando guardi al loro marketing capisci esattamente perchè. Odiano l'algoritmo. Gli interessa soltanto l'autenticità, qualsiasi cosa vogliano dire con questo, ma non si curano per nulla dell'impatto. Si lamentano degli idioti che vanno virali. Sono troppo orgogliosi per adottare le tattiche del livello 1, ma non raggiungono il livello 3 perche pensano sotto sotto di essere migliori di tutti gli altri. Hanno delle buone idee, ma la loro presenza reale è inesistente.
Ouch.
Il terzo livello secondo dan koe è il "Creatore di Valore". Questi sono i content creator che vedono i social come uno strumento per raggiungere il lavoro della loro vita. Tutti i loro contenuti hanno uno scopo, una missione. Hanno qualcosa da condividere di importante e di valore, ma capiscono anche che se non catturano l'attenzione quel significato non verrà trasmesso mai. Questo non vuol dire che devono fare video in cui predono a pugni un ascensore. In altre parole, il loro contenuto è centropico, al posto di entropico. L'entropia tende al caos, così come succede ai creator di livello 1, mentre il lavoro dei Creatori di Valore tende ad un nucleo centrale di contenuti importanti, comunicati con ordine e chiarezza.
Quest'ultimo è il livello a cui dovremmo tutti quanti aspirare per far si che i social non ci muoiano fra le mani. Mi spiego: se pensate che i social media siano una realtà indistruttibile che caratterizzerà per sempre il mercato e le interazioni para-sociali, ripensateci. I social hanno la bruttissima abitudine di cambiarci fra le mani, e l'hanno fatto n volte negli ultimi 10 anni, cambiano algoritmi e cambiano modi di interagire, e lo fanno solo con un'intenzione che ormai spero sia chiara a tutti:: mantenere il più possibile gente sulla piattaforma. Questo ò l'unico scopo di meta, di youtube, di tictoc, di X e di tutti i social che hanno infestato le nostra vite, per la generazione X l'hanno intestata per intero, per non parlare della generazione alpha, che se dio vuole vedrà la fine dell'era dei social Ma a favore di che cosa, questo non ci è dato proprio sapere. E soprattutto, sembra che quel qualcosa sia tecnologicamente così alieno da noi che potrebbe dare origine a scenari a dir poco apocalittici. Ma parliamo di quello in cui si stanno trasformando i social ora, perchè è quello di cui vorrei parlare in realazione al manga e agli influencer. I social stanno diventando sempre meno social media e sempre più interest media.
Social o interest media
La gente va sui social per risolvere un determinato problema o per cercare informazioni riguardo ad un determinato interesse. Le piattaforme l'hanno capito molto bene e infatti si stanno trasformando in questa precisa direzione. Avete mica notato che ultimamente se mettete mi piace o trascorrete più di dieci secondi a guardare un reel di un monopattino elettrico il vostro feed si riempie di reel di monopattini elettrici? Benissimo, ecco cosa hanno scoperto le piatttaforme: se io dò in pasto al pubblico cose che corrispondono il più possibile a quello a cui il pubblico è interessato in quel momento, il pubblico starà molto più tempo sulla piattaforma. ecco perchè ad un certo punto i nostri feed sembrano essere una collezione di contenuti che hanno lo stesso identico soggetto e parlano della stessa identica cosa. Perchè è così. I content creator che seguiamo di colpo non hanno alcuna importanza, nè presenza nel nostro feed. E lo sapete benissimo anche voi, anche se siete iscritti a questo mio canale (a proposito grazie per esservi iscritti e aver dato questo boost che mi ha fatto passare a partner di youtube), anche se siete iscritti non è proprio detto che le mie supposte (ne esce una a settimana) ogni settimana vi compaiano nel vostro feed quando aprite youtube. Avete dimostrato di essere interessati, ma youtube se ne frega, preferisce darvi in pasto quello che vuole lui con l'unico scopo di tenervi qui il più a lungo possibile. Anche qui il problema fondamentale è l'iperproduzione totale di contenuti Video. Youtube è diventato la prima piattaforma di broadcasting al mondo, con più di un miliardo di visualizzazioni di video al giorno, questo vuol dire che sta prendendo il posto di tutte le altre forme di broadcasting, tv o streaming compresi, e sta letteralmente disegnando il broadcasting del futuro. Il futuro del media è nelle mani di youtube, questo non c'è dubbio. E tuttavia, quello che interessa a youtube è farti vedere quello a cui sei interessato, NELLA MANIERA IN CUI CI SEI INTERESSATO! Cosa vuol dire? Che le piattaforme non si dimenticano certo di quello che hanno imparato finora! E finora hanno imparato che i contenuti polarizzanti, cioè quelli che presentano più lati della barricata su cui puoi schierarti, sono quelli che intrigano di più: posso passare ore a vedere content creator che mi danno ragione, che stanno dalla mia parte della barricata dando addosso all'altra parte! Ed ecco quello che stanno facendo tutti i social, stanno creando delle "echo chamber" per ciascuno di noi, in cui sentiamo, ascoltiamo, guardiamo, succhiamo sempre le stesse cose e sono cose che non contemplano un'opinione diversa dalla nostra, ma essenzialmente la confermano. Ci piace molto, che la gente ci dia ragione.
La echo chamber è un luogo chiuso (pensate dove siamo arrivati, da un'internet che doveva garantire l'apertura al mondo intero) in cui io sento e vedo sempre le stesse cose, in base ai miei gusti personali e alle mie convinzioni personali di quel momento. La diversità viene così uccisa. Morta, sepolta, a favore di una vocina che ci ripete all'infinito una cosa sola, fin quando ci stufiamo e naturalmente ci concentreremo su un'altra cosa. Io l'ho notato con la mia esperienza, ed è in qualche modo imbarazzante. In pratica quello che mi succede da qualche anno a questa parte, è che continuo ad avere delle passioni molto forti e molto transitorie. Se non ci fossero dei punti fermi nella mia vita, come la mia passione per il manga, io zomperei da un interesse all'altro con una facilità impressionante, e so che è l'esperienza comune di tantissimi di voi. Qualche anno fa ho scoperto il mondo dei prepper, coloro che si preparano per l'apocalisse. Ho scoperto le bug out bag, che sono degli zaini appositamente preparati per situazioni di emergenza globale, che contengono gli strumenti fondamentali per sopravvivere là fuori in condizioni estreme di mancanza di riparo, acqua e cibo, in questo preciso ordine. Qualche anno fa ero un appassionato di questa roba, e se proprio capita youtube mi fa ancora vedere alcuni video di questo genere. Ma io sono iscritto a decine di canali di prepper (letteralmente coloro che si preparano) e il mio feed di youtube mi fa vedere uno di questi video solo se vado avanti a scrollare per più di un'ora. Perchè youtube lo sa: sa che i miei gusti sono cambiati. C'è stato un altro periodo l'anno scorso in cui mi sono appassionato di tastiere meccaniche, quindi ora so quali sono i suoni che può fare un tasto di una tastiera per computer se soltanto evitate di comprare quella della logitech o della trust al supermercato. Ho comprato e montato delle tastiere da solo, le ho customizzate perchè l'esperienza di digitazione fosse indimenticabile, e quella su cui digito i testi delle supposte ha un suono che ricorda una serie di gocce d'acqua che cadono sul pavimento asfaltato in un giorno di pioggia. Tutto molto bello, ma youtube lo sa che adesso questo non è più un mio interesse, perchè non compro più, non mi informo più, quindi nel mio feed, indovinate? Non ci sono più video di tastiere o di content creator che ne parlano, quando non più di un anno fa il mio feed ne era pieno perchè mi ero iscritto al mondo.
Questo vi fa capire dove mi porta il discorso: il mio feed è cambiato in base ai miei interessi, mentre youtube mi chiudeva in una echo chamber sempre diversa di volta in volta, rendendomi schiavo di quello che mi faceva vedere in continuazione e rendendo sempre più difficile raggiungere i contenuti dei miei creator preferiti. Anzi, rendendolo quasi impossibile! Dunque ecco come i content creator che hanno uno specifico argomento non vengono visualizzati, se quell'argomento non è il principale interesse del consumatore in quel preciso momento… Non basta parlare di manga, troppo generico!, bisogna parlare di quella specifica situazione manga di quello specifico periodo, che so, il fatto che per incontrare tetsuo hara a lucca comics bisogna spendere dalle 6000 alle 12000€, ecco, se lo titolavo così, questo episodio, forse poteva diventare virale e fare di colpo milioni di visualizzazioni. Vabbe', non esageriamo.. Però l'ho notato anche io: nel momento in cui l'argomento e il titolo del mio video in qualche modo sono entrati in risonanza con l'argomento che andava per la maggiore in quel determinato momento, il video in questione è diventato facilmente il più visto del mese.
In un mondo in cui il social media è diventato dunque interest media, non è forse facile dedurre come questo possa impattare anche il content creator? Egli dovrà in qualche modo adattarsi ogni volta all'argomento caldo del momento, se vuole essere visto in qualche modo dal pubblico. Un pubblico che non necessariamente è quello dei suoi follower. Youtube nell'ultimo report l'ha detto chiaramente: i followers non contano più e un content creator può diventare virale anche con soli 500 follower. Trovarsi quindi all'improvviso con la gallina dalle uova d'oro fra le mani. E questo al creator fa molto gola, chiaramente, soprattutto se ha deciso di far diventare un lavoro a tempo pieno questa sua occupazione. Il problema sui social è sempre lo stesso: o stai al gioco oppure diventi la seconda categoria di influencer, i "Signor Nessuno"! La piattaforma giuda il pubblico dove vuole lei, ma guida anche l'influencer dove vuole lei, perchè non puoi fare a meno di cavalcare gli argomenti trend se vuoi che la gente ti veda.
Si sta verificando però una cosa molto interessante presso i creator negli ultimi tempi. Quelli anche che creavano contenuti artistici, su instagram per esempio. Uno degli esempi più interessanti che voglio farmi è quello di Robaato, autore famosissimo per aver pubblicato con Udon Entertainment, casa editrice americana che detiene di diritti di pubblicazioni di IP fortissimi come street fighter, ha deciso di ritirare i propri contenuti da instagram e in generale dalle piattaforme social e di aprire un sito tutto suo da cui gestire i contenuti social, i rapporti coi suoi fan e le vendite dei suoi materiali. Aveva raggiunto una massa critica di fan per cui anche spostandosi su un sito proprietario era sicuro che sarebbe riuscito a mantenere attivo il suo pubblico. Certo poteva contare sul fatto di fare illustrazioni spicy, quindi pornine, NSFW, di personaggi di IP stratosferici come super mario, e come ben sappiamo l'eccitazione è uno dei bisogni fondamentali dell'uomo in quanto tale, ma questo non toglie che lui abbia rappresentato un esempio lampante di quello che ormai moltissimi creator stanno facendo: utilizzano i social per creare connessioni con account che poi rindirizzano su siti proprietari, su piattaforme come discord, piattaforme in cui l'interesse è legato al proprietario del server e in cui le notizie, i contenuti non sono dispersivi come all'interno di un social classico, ma sono sempre sul pezzo. Anche la gente si sta stancando, di aprire il proprio feed e di vedere cose che non vuole veramente vedere, ma che gli vengono suggerite in base ad un suo supposto bisogno di vederle. e sta migrando, seguendo i suoi creator preferiti su altri lidi, che mantengono più concentrati, con il proprio focus non distratto da innumerevoli contenuti che dicono la stessa cosa, ma con la mente e le energie finalmente dirette a laser sul content creator che piace e che vogliono davvero seguire, senza doverlo cercare con il lanternino, perchè chissà dove è sparito. Fatto sta che esiste ed è presente una migrazione di contenuti, che parte dell'influencer che si è stancato di non riuscire più a coinvolgere il suo pubblico sulle piattaforme classiche e vuole creare qualcosa per cui non sia sfruttato ad hoc dal social solo quando e come il social desidera. Ma questo interessa ai social media? Cioè, i social percepiscono davvero come una perdita il fatto che i creator decidano di abbandonare la piattaforma per gestire tutto da soli con le loro forze? Qualcuno potrebbe dire che con questo esodo stanno perdendo visualizzazioni, stanno perdendo engagement, e quindi certo, che gli importa! Ma non stanno considerando una cosa: quanto è diventato facile al momento presente creare contenuti nel tempo più breve mai esistito nella storia del content.
AI slop
Già, perchè nel mondo moderno dell'entertainment fanno milioni di visual gli schibidiboppi e i top del top e dico top e non flop, e tutta quella merda è super facilmente riproducibile dalle piattaforme stesse, perchè è opera di AI specifiche che stanno diventando sempre più esperte a decifrare i trend e incorporarli nella loro offerta. Classico esempio di questa cosa è Spotify, in cui il 30% delle canzoni suggerite dalle radio di spotify è musica AI, cioè musica che dietro non ha nessun cantante, nessun musicista, niente di niente tranne un prompter, che quindi non ha alcuna competenza musicale (quelle ce le ha già l'AI). Per ora i contenuti realizzati con AI sono canali che non appartengono a spotify, ma non è un mistero che spotify stessa stia garantendo il marchio di utenti verificati a creatori di AI music, nè che stia molto probabilmente diventando essa stessa creatrice di contenuti. Quindi non si tratta più di una piattaforma di distribuzione, ma grazie a quello che viene chiamato AI slop, quindi il riversamento di una quantità pressochè infinita di contenuti Ai in una piattaforma, una vera e propria valanga, la piattaforma stessa sta diventando editrice, quindi creatrice di contenuti. La valanga di contenuti fa due cose: uno, abitua la gente ad ascoltare nel caso di spotify musica creata da AI; due, sta facendo training per eventuali AI proprietarie, sta assumendo dati che poi serviranno per ELIMINARE DEL TUTTO i content creator, che guarda caso stavano pagando (poco), prima, a favore di contenuti proprietari i cui introiti non vanno spartiti con nessuno. A me, come a molti altri in rete, questa sembra l'evoluzione più probabile, in questa caccia a chi guadagna di più con l'uso delle AI. E raga, se siete già su Sora a sperimentare e fare decine di video al giorno, sappiate che state solo aiutando OpenAI a trainare la loro intelligenza artificiale fin quando non sarà capace di fare le stesse cose da sola. E allora, a chi interesserà più fare contenuti? A nessuno, mentre tutti ne usufruiranno. E OpenAi farà un sacco di soldi sul nulla. Un po' come l'agenzia di tetsuo Hara con le 12000€ dell'incontro che vi dà diritto ad una foto e una litografia. Il nulla, appunto.
Come si riverserà questa AI slop sul contenuto visuale che è quello che ci interessa di più? Bah, come al solito il fumetto e l'illustrazione sono ancora convinti che No AI sia una posizione sostenibile nel futuro, e ancora le piattaforme che presentano molti contenuti di questo genere in qualche modo presentano delle regolazioni in merito (che guardiamoci in faccia è l'unica cosa intelligente da fare, regolare e stabilire leggi per evitare il disastro AI). Per esempio instagram prevede che l'utente flagghi un piccolo box, quando posta contenuti, che dice che quel contenuto è stato realizzato con AI. Ma di certo non basta, ma ci vogliono delle misure più drastiche, di controllo del materiale DOPO che è stato uploadato. Un casino, lo sapete, perchè non è mica detto che le AI che creano contenuti non riescano a turlupinare le Ai che esaminano tali contenuti! Secondo voi fra le due qual è la categoria che gli sviluppatori stanno facendo crescere di più? Le AI che creano saranno sempre un passo avanti.
Ma ecco che mentre per la creazione di video e anime anche Sora e le Ai come lei risultano essere molto avanti, per il fumetto e per l'illustrazione non ne vale ancora una volta la pena, ancora. troppo complicato, troppo derivativo, troppo poco soddisfacente da parte del pubblico bovino che invece preferisce di brutto creare un video di se stesso mentre lecca la faccia di una mucca. Che ridere, poi è super realistico, sembra vero! Godo. Molto di più che tentare di fare un fumetto che viene una merda per definizione.
Siamo indietro, raga, nella rivoluzione AI, e per fortuna, visto la direzione che sta prendendo! Cioè un flusso infinito di merda finalizzata a eliminare chi crea contenuti. Ma l'iperproduzione è già qui, almeno per il manga, ed è la fonte di qualsiasi male del sistema. Seguitemi durante la conclusione di supposta che ve lo spiego.
Conclusione
Come sempre la trattazione di questo argomento è finalizzata a capire quale possa essere un possibile futuro del mercato del manga. é un altro mattoncino che riprenderò nella prossima supposta dedicata a questo argomento di un nuovo possibile mercato, che è così importante ma così complesso, di cui ovviamente anche gli influencer fanno parte. Ma davvero, più vado avanti è più mi sto accorgendo di una criticità ricorrente in quasi tutti i campi creativi, non soltanto quello del manga; un vero e proprio cancro che sta consumando dall'interno i mercati tutti. Questo cancro è l'iperproduzione, conseguenza diretta del capitalismo. E a questo troppo di troppo si sta aggiungendo anche l'AI slop che porta alla straripante abbondanza di contenuti in rete, a cui ci stiamo piano piano abituando purtroppo, ma che sono tutti falsi e senza valore, perchè realizzati senza uno scopo in mente che non sia la risoluzione di un bisogno di dopamina facile. Raga funziona così ormai: la scelta fra una caramella oggi o due domani ormai non è più una scelta. il 99% dei consumatori giornalieri di contenuti internet sceglierà SEMPRE la caramella oggi, ora, subito.
La via d'uscita da questo marasma di puttanate che si sta riversando su di noi da ogni parte è una sola: il coraggio di prendere i propri follower e di spostarsi assieme a loro su una piattaforma proprietaria. Cosa che si può fare, in teoria, solo dopo che si ha raggiunto uno status di influencer parecchio elevato. Cioè, davvero c'è qualcosa che costringe i più enormi influencer a rimanere su twitch o su youtube, quando potrebbero aprirsi un sito proprietario in cui guadagnare il cento per cento dai loro contenuti? Io non credo. Non credo ci sia un impedimento così' grande da rappresentare un ostacolo serio. Un conto è utilizzare i social per crearsi una fan base, ma quando questa c'è, inutile lamentarsi del fatto che youtube non fa più vedere i contenuti dei suoi creator. Sta tentando di eliminarvi, o creator, ve ne siete accorti? Sarà più chiaro nei prossimi mesi, dopo che l'AI slop ci avrà abituato a considerare attendibili e persino piacevoli i contenuti creati non da esseri umani. Ma già adesso la gente mi dice, ti seguo sempre e dici cose interessanti, è strano che tu abbia così pochi follower! Ehhh, no? In realtà non è per niente strano, raga! Dico cose che necessitano di una concentrazione mentale superiore al minuto di reel, dico cose che non seguono il gusto e le convinzioni della maggior parte della gente, quindi youtube non mi suggerisce in nessun feed! Non incontro gli interessi e tantomeno gli schieramenti di nessuno! Chiaro che non cresco. Dunque cosa dovrei fare, mettermi a parlare di tetsuo hara e fare un bel videino divertente in cui discuto di quanto lui sia un figo ma di quanto questo non giustifichi la spesa di 12.000 € per andare a farsi fare una foto con lui? Ma andiamo!
Quello che mi propongo di fare qui è tentare di salvare il mercato del manga e del fumetto che è vicino ad un collasso senza precedenti. Posso farlo seguendo i trend e seguendo le FOMO del momento? No, non posso. Non posso farlo confermando quello cdeh sapete già, dandovi ragione, come vorrebbe l'echo chamber dell'interest media. DEVO rimanere un "Signor Nessuno". Perchè come sentirete dalle prossime supposte del nuovo mercato la soluzione non può essere graduale, ma deve essere drastica. Cambiare una piccola cosa nel mercato riconduce sempre e comunque a tornare alle regole e alle meccaniche del mercato stesso. Ci ho provato più volte e non è cambiato nulla. Non hai impatto se non sei in trend, questa è la verità e tuttavia mi trovo impossibilitato a partecipare al gioco dell'influencer. Non posso proprio, raga. Non posso fare reaction, non posso fare recensioni e suggerirvi cose. Non posso per il vostro bene. Nonchè per la mia salute mentale!
Ma uscire dal mercato del manga attuale un pezzo per volta è impossibile. Ci ho ragionato a lungo, non si può fare. E tuttavia bisognerà farlo, perchè gli utenti sono talmente abituati ad usufruire di una determinata cosa che convincerli a cambiare rotta a 180° sarà possibile solo in uno scenario specifico, quello in cui ci si sta cagando in mano perchè finisce tutto: lo scenario apocalittico. E non vorrei che il mercato e il mondo tutto arrivassero ad uno scenario del genere prima di capire che si può cambiare. Quindi lo faremo un passo alla volta, piano, senza traumi, in transizione, a partire dal mio prossimo progetto, che ho già in testa e spero di realizzare nei prossimi mesi. E speriamo solo una cosa: di essere in tempo…