Ci sono dei manga che non sono fatti per tutti. Anzi, io direi che sono fatti per una nicchia di lettori che sta cercando qualcosa di più, proprio come noi suppostari, qualcosa che vada oltre. Questi manga esistono e sono gli ultra manga.

E sono certo che anche voi a volte avete letto ultra manga e ve ne siete accorti, perchè è molto difficile leggerne uno e non accorgersene, credetemi!

Ma cosa sono questi manga che vanno oltre, perchè lo fanno e come possiamo sapere che lo sono, riconoscerli ed amarli?

Tutto questo e anche di più, dopo che avremo insieme rilassato le chiappe ed ascoltato con gusto la nostra sigla.

GG Studio e risposte tecniche

Mi è venuta in mente questa parola, "ultra", per definire una certo tipologia di manga, perchè letteralmente vuol dire, in latino, "oltre, al di là, più che". Dunque seguendo l'etimologia del termine, qui stiamo parlando di manga che sono "più che manga", o che vanno oltre il manga. Per arrivare a questa definizione mi sono spesso interrogato sul perchè il manga mi piaccia così tanto. Certo, ho anche io dei bisogni psicologici da soddisfare, ma oltre a quelli ho anche una passione smodata per la narrazione sequenziale che mi spinge a chiedermi cose più tecniche, costantemente, per capire come sono fatte le cose. Quindi il mio perchè, la mia ragione per cui i manga mi piacciono, è più complessa e riguarda non solo il mio hobby, leggere manga, ma anche il mio lavoro, produrli. Per produrre manga, credetemi bisogna farsi molte domande. E ottenere le risposte.

Vi dico quale è stata la prima volta che ho ottenuto una risposta tecnica (molto tecnica, così tecnica che case editrici e autori miei colleghi non ci sono ancora proprio arrivati, nonostante anni passati ad amare o odiare il manga) sul perchè i manga stanno un gradino sopra nel coinvolgimento del loro pubblico. Anche in questo caso, la risposta tecnica di cui sto parlando non è qualcosa di oggettivo, cioè valido solo per me, ma qualcosa che potete riscontrare e controllare anche di persona, basato su considerazioni mie che però partono da quelle di Scott McCloud, l'unico e il solo, il pù grande teorizzatore della tecnica della narrazione sequenziale, e basato su una storia che ho vissuto da spettatore durante i primi anni 2000.

Era il lontano 2006, se non vado errato, ed io ero ancora un aspirante fumettista, che ancora non aveva un nome, non aveva una reputazione e molto semplicemente non aveva un lavoro. Erano circa 4 anni che ero uscito dalla scuola di fumetto ed ero affamato e attento a tutto quello che di nuovo usciva nel mercato, che fossero nuovi fumetti, nuove produzioni o nuove case editrici. Non semplicemente perchè potevano rappresentare nuove occasioni per trovare lavoro, ma anche per capire in tempo reale come si modificava il mercato del fumetto e quali strade era in procinto di intraprendere. Insomma ero attento, mi piaceva informarmi e capire, e non mi era sfuggita (anche perchè era impossibile che sfuggisse) la nascita di una nuova realtà editoriale, il GG Studio, che aveva fatto la comparsa a Napoli Comicon e in altre fiere del fumetto proprio in quell'anno. Non mi addentro su chi fossero i componenti del gruppo allora, nè di come siano cambiati nel corso degli anni e perchè, vi rimando al loro sito che è ancora in piedi, nonostante le produzioni di fumetti siano man mano calate fino a interrompersi del tutto. Mi ha meravigliato addirittura vedere che alcuni degli albi sono ancora disponibili per la vendita sul sito, perchè pensavo avesse proprio chiuso i battenti. Ma la loro realtà era ben differenziata, e ora presenta anche una braca dedicata alla produzione video, affitto di materiali per l'audio video, ecc ecc.

Il GG studio aveva fatto il suo ingresso in maniera dirompente nel mondo del fumetto, tramite un atteggiamento molto semplice e di sicuro impatto: se la bullavano, e non poco. Cosa vuol dire: beh, erano rutilanti, in puro stile "il castello delle cerimonie", non so se avete mai visto qualche puntata di questo serial basato sulle cerimonie nuziali estremamente barocche, mettiamola così, ma qualcuno direbbe tamarre, che avvengono in territorio partenopeo. D'altra parte anche nel GG studio i componenti erano napoletani e sapevano benissimo come fare per esagerare. Esageravano su un sacco di fronti, per esempio alle fiere, mentre tutti gli editori avevano banchetti minimalisti e brutti da far schifo per risparmiare, il GG studio era stato il primo ad inaugurare stand con banconi a teca, in cui potevi vedere le produzioni sotto vetro come se fossero dei gioielli, erano stati i primi a gestire gli stand dal punto di vista dello spettacolo, appendendo vegetazione finta e un sacco di altre cose fighe. O almeno questo è il mio ricordo, perchè come ho detto, era impossibile non notare la loro presenza. E avevano settato uno standard anche per quanto riguarda la produzione vera e propria di fumetti. I loro albi erano disegnati con uno stile accattivante da disegnatori sulla cresta dell'onda, colorati da quella che all'epoca era considerato il non plus ultra degli stili di colorazione, le tavole erano iper dinamiche e si rifacevano ad un punto di riferimento che poteva essere anche a loro detta considerato la image degli anni '90: un covo di autori di talento che basavano la loro produzione sulla spettacolarità di scelte grafiche e della rappresentazione dei personaggi.

Ho comprato un sacco di fumetti del GG studio, un po' per questa mia attenzione al mercato e perchè volevo stare al passo, e un po' perchè, beh, erano fighi da morire. Impossibile resistere all'esagerazione partenopea. è una sorta di guilty pleasure.

Purtroppo, devo dire che nonostante tutto un po' rimpiango di aver speso tutti quei soldi (non erano a buon mercato, considerato che erano anche di foliazione ridotta) e di non essermi fermato dopo la lettura del primo volume, che infatti mi aveva lasciato alquanto basito. Ero ancora un po' inesperto di tecnica del fumetto, erano solo 6 anni che avevo iniziato a studiare veramente la narrazione sequenziale, ma una cosa la sapevo abbastanza bene: leggere. e se leggendo non capisci la metà di quello che succede, c'è un problema. Grosso. I fumetti del GG studio, oltre ad appagare gli occhi presentavano delle incomprensibilità di lettura, strani flow non seguibili, scene che lasciavano solo un grosso punto interrogativo in testa, proprio perchè illeggibili. Solo dopo un po' di tempo (e un po' di soldi spesi dietro alle produzioni GG) e dopo anche aver parlato con alcuni miei amici nel settore che lavoravano attivamente per loro, tutti nomi di spicco nel panorama di allora, disegnatori, sceneggiatori, ecc, ho veramente capito quale era il vero problema dei fumetti GG studio. Tutta la produzione, dai piani alti in giù, mirava solo ed esclusivamente all'intensità.

Intensità VS Chiarezza

Cosa vuol dire?

Quando si fa fumetto, ci si mette alla prova in un esercizio di bilanciamento. La tavola deve essere bilanciata sotto molti aspetti, ma il più importante di tutti non riguarda composizione, bianchi e neri, colori, non riguarda l'estetica della tavola, ma riguarda la narrazione. Ovviamente.

Come dice anche scott mccloud nel suo libro Capire il fumetto, sui due piatti di questa importantissima bilancia della narrazione ci sono da una parte l'intensità e dall'altra la chiarezza. Più aumenta l'intensità di quello che si racconta, più diminuisce la chiarezza. Questo vuol dire che se uso sempre le inquadrature più intense (dal basso, dall'alto, a camera inclinata, piani super ravvicinati) per rappresentare una certa cosa, perdo di vista la chiarezza della materia narrata: in poche parole non si capirà un cazzo di quello che sto raccontando, ma sarà molto figo. Viceversa se vado sempre con l'inquadratura più chiara e comprensibile per raccontare una certa azione, perderò quasi sempre di intensità. Quindi capirò tutto, ma in una maniera noiosa. Questa è la differenza fra cinema e teatro: il teatro con la sua inquadratura fissa sul palco, è il simbolo della chiarezza della materia narrata, il cimena il simbolo dell'intensità. Questo non vuol dire che nel teatro non ci sia intensità o il cinema sia privo di chiarezza, ma ci siamo capiti. Questa dicotomia ( chiarezza o intensità, su una bilancia che sembra escudere una quando si usa l'altra) è una realtà tipica del fumetto occidentale, ed è lo stesso motivo per cui il fumetto nostrano, italiano, bonelliano, per eccellenza, è così fuori tempo massimo per le generazioni più giovani: manca totalmente di intensità. Questo perchè mira ad essere comprensibile al 100%, anche a coloro che per esempio un fumetto non l'hanno mai letto. Nobile e bella, come filosofia, perchè vista da lontano è diretta alla ricerca di nuovo pubblico, ma funziona in un mondo in cui la comprensibilità è il centro, e quel mondo non è più il nostro. Nel nostro, al centro c'è la spettacolarizzazione. E spesso niente altro.

Capite però che il GG studio, put anticipando un attimo i tempi, ha smesso di produrre e la ragione è proprio questa. Fumetti che non si capivano. Era in un empasse: voleva fare le cose più intense possibili, ma questo voleva dire che non poteva sprecare una singola vignetta nella sua pagina a rappresentare per esempio un momento che sì, non era così intenso, ma era necessario per chiarire quello che stava succedendo. Mi ricorderò per sempre una scena in cui c'era un tizio che tirava una freccia con un arco, ma il momento in cui la scoccava non era rappresentato in maniera di inquadrare sia lui che l'arco che la freccia, cosa necessaria per capire l'azione. era rappresentato con un mezzobusto di lui, fichissimo, in cui si vedevano tutti i particolari del suo abbigliamento e si era particolarmente vicini al suo viso, centro dell'attenzione. Tutto fico, peccato che non si capisse quello che stava succedendo.

E non è stato che tramite un analisi comparata con il manga, più precisamente con una scena di Battle Angel Alita, mentre me lo stavo rileggendo in quel periodo, che ho capito come essere chiari nella narrazione senza dover per forza rinunciare all'intensità, cioè come il GG studio avrebbe potuto, rifacendosi ad un tipo di narrazione manga non rinunciare alla sua dichiarazione di intenti (fare le cose fighe). Mi chiedevo perchè Battle Angel Alita mi risucchiasse ogni volta dentro le sue scene d'azione eccezionali e gasanti a palla e chiarissime nel loro sviluppo, e la risposta è arrivata guardando una scena in cui Alità bloccava con un calcio una piccola sfera di metallo che, scagliata ad altissima velocità, l'avrebbe altrimenti uccisa. In quella doppia splash, non ci si era fermati a raccontare le azioni una per una, raccontando una singola azione per una singola vignetta. No, quel calcio era stato raccontato da ben cinque vignette, contemporanee, alcune delle quali erano fichissime, le inquadrature più intense possibili ed immaginabili, altre delle quali facevano dei close up sui personaggio raccontandone le emozioni intense, e le ultime delle quali erano vignette più chiare, riprese da più lontano, che inquadravano la scena nel suo complesso e la rendevano perfettamente leggibile, oppure ne analizzavano un dettaglio, tipo il piede che ferma la pallina di metallo. Cinque vignette (o di più, mica mi ricordo bene) per una sola singola azione, che non solo diventava chiarissima, raccontata da molteplici "aspetti" ma era anche incredibilmente fica, perchè non aveva sacrificato niente all'altare della chiarezza, potendo contare su una molteplicità di inquadrature diverse. Ecco la soluzione. Ecco quello che mancava al GG studio. Gli mancavano sceneggiatori che conoscessero la tecnica manga della transizione da vignetta a vignetta, in particolare quelle da aspetto ad aspetto, per raccontare quella cosa che succede da molteplici punti di vista, quelli intensi e quelli chiari, e per far si che nessuno dei lettori si perdesse durante la lettura o si annoiasse.

Questo è il tipo di rivelazione che può cambiare la vita di un narratore per immagini, credetemi, e ha cambiato la mia. Perchè collegata a tantissime altre scelte, che siamo chiamati a prendere all'interno delle nostre tavole. Adesso, in questo istante, io sto disegnando le pagine di un manga che per quello che racconta deve essere al picco dell'intensità, nelle scene d'azione e in quelle drammatiche. E quest'alternanza fra chiaro ed intenso è quello che sto mettendo in atto un giorno sì e l'altro pure, non solo per questo manga che ne ha molto bisogno, ma anche in tutti gli altri fumetti che ho mai realizzato da quel momento in poi. Cioè tutti. Questa è stata la mia ricerca da quel momento in poi. Una vera e propria epifania.

Che cos'è un ultra manga.

Cosa ha a che fare questa scoperta mia personale con gli ultra manga, il centro di questa supposta?

Molto, perchè gli ultra manga, così come i fumetti del GG studio, fanno dell'intensità l'unico vero scopo della loro esistenza. Ma un manga già può contare sulla tecnica che vi ho appena descritto, cioè raccontare la stessa scena vista da miriadi di punti di vista diversi, e quindi è già più intenso per sua natura! Dunque come può andare oltre, nel reame dell'esagerazione pura, nel mondo dell'intesità iperuranica, e soprattutto perchè mai dovrebbe farlo quando già normalmente è in grado di coinvolgere meglio e più a lungo di una narrazione bonelliana?

Beh, rispondiamo prima all'ultima di queste domande: perchè nel manga c'è questa ricerca di andare oltre, di cercare l'intensità senza barriere, anzi di sfondare tutte le barriere che potrebbero impedire all'intensità di esplodere in maniera così intensa? Sono arrivato alla conclusione che il manga lo fa perchè è la sua natura. Per sua stessa natura il manga è così. Il manga è intensità di narrazione, sia del conflitto interiore che del conflitto esteriore che il protagonista sta affrontando, noi percepiamo l'estrema tensione di quello che accade grazie alle emozioni che il manga è in grado di installare in noi con poche semplici regole. Il passaggio da vignetta a vignetta che racconta i vari aspetti di una singola azione è uno dei più importanti. E ne godiamo in maniera incredibile. Vi ricordate l'esperimento che va alla ricerca della cosa più anelata dall'uomo: è la sorpresa. Ancora una volta l'inaspettato, l'emozione forte, il picco. Questo è sempre stato il centro del manga, e dunque ha davvero molto senso che le sperimentazioni dei mangaka siano andate in quella direzione. Perchè di questo stiamo parlando, qui, di sperimentazioni, di cose che prima non c'erano e all'improvviso sono nate, alcune delle quali hanno spakkato i culi, e sono diventate dei cult senza tempo.

Farò un primo esempio di ultra manga, che è l'ultra manga dal quale tutti gli ultra manga sono nati, e che ha attraversato fasi di sperimentazione che hanno lasciato a bocca aperta la mia generazione di lettori manga e che se guardata ancora oggi, non delude. Bastard!!

Kazushi Hagiwara è il sensei dei sensei, quando si arriva all'ultra manga. Fa sua l'esagerazione pura e si vota ad essa come unico traino del suo raccontare. Ad un certo punto della sua narrazione, diventa evidente che non gli frega più di nulla se non di esagerare. Alla fine l'ha fatto sin dall'inizio, perchè parte de successo di bastard è dovuto a un protagonista che dire sopra le righe è poco, uno stregone supremo, Dark Shneider, che muore e risorge non so quante volte, lascivo e perverso, sempre arrapato, violento senza alcuna remora, e stupido forte. L'emblema di tutti gli antieroi e forse di più, impossibile non nutrire un affetto smodato per questo tizio così simile al peggiore dei nostri migliori amici. Ed altrettanto impossibile non ridere di lui e mettersi una mano in fronte per ogni sua frase priva di senso e di decenza. In Bastard!! si passa da un fantasy classico, in cui si deve impedire il risveglio del dio della distruzione, all'apocalisse di S.Giovanni, opportunamente rivisitata per renderla tamarra oltre ogni limite e senza senso.

Ironia e autoironia

L'irriverenza di questo tipo di narrazione è sempre stata per me fonte di ammirazione. Dark se ne frega, e se c'è qualcosa che vorrei fare anche io nella vita, nel mondo e nelle mie creazioni è fregarmene di tutto. Essere irriverente ed essere libero (nella pura accezione di libertà creativa) sono due facce della stessa medaglia, non si può pensare di essere liberi di esprimersi se si cerca di riverire ed assecondare tutti, di non ferire nessuno, di mettere quote per tutte le minoranze. Tutte queste sono catene alla libertà creativa che a lungo andare la uccidono. Dark Shneider le disintegra, queste catene, e più e più volte! Raga, è un manga, vi ricordo, quindi non è vero. Ok? Troppo spesso ce ne dimentichiamo, di tutte le irriverenze che hanno salvato l'umanità dal prendersi troppo sul serio. Dark Shneider incontra gli angeli, e gli angeli sono tutti figoni e grandi gnocche, più uno ciccione, e salva i figoni e fa provare nuove sensazioni alle gnocche, in un delirio di pura onnipotenza sotto tutti i fronti, che non può che esaltare e far ridere allo stesso tempo. E "allo stesso tempo" è importante.

Nei nostri tempi abbiamo smesso di fare queste due cose insieme, ed è un vero peccato. è come se non fossimo più in grado di esaltarci o indignarci per qualcosa di profondamente ingiusto dal punto di vista etico e al contempo riderci su, su questa nostra esaltazione o indignazione. O ci esaltiamo/indignamo, davanti a qualcosa di moralmente ingiusto, e andiamo a nutrire le fila degli estremisti, degli esaltati appunto, oppure ci ridiamo sopra come meccanismo di difesa, e allora andiamo fra le fila di quelli che non sanno fare altro che ridicolizzare quello che hanno davanti. Particolare questo nostro momento storico, perchè ci spinge ad estremizzare da una parte o dall'altra, senza trovare negli ultra manga il loro puro e potentissimo significato: "non rompere il cazzo con i moralismi, perchè primo lo so anche io, cosa credi, che quella cosa non è "giusta", e secondo perchè sotto sotto li esprimi per la sola ragione che ti fanno sentire migliore degli altri. Invece goditi il piacere voluttuoso dell'ironia, quella in grado di fare battute sconce su qualsiasi cosa, di riderne, di riportare tutto al livello giusto."

Dunque: intensità ed esagerazione vanno di pari passo negli ultra manga ad una caratteristica così importante e fondamentale dell'essere umano psicologico che è l'ironia e soprattutto l'autoironia. Non dimentichiamoci che il manga fa sì che noi ci indentifichiamo con il personaggio principale, e nel momento che questo è un cazzone senza pari, quando ridiamo per qualcosa che fa o che pensa noi stiamo ridendo di noi stessi, dei nostri difetti, dei nostri preconcetti, e questo è un valore inestimabile, essere in grado di ridere di noi stessi come esseri imperfetti. Perchè guardiamoci in faccia, quante volte negli ultimi tempi siamo stati in grado di guardarci allo specchio e di ridere di gusto dei nostri difetti, invece di considerarli qualcosa che ci rende "meno" degli altri? Una cosa molto difficile, quando ci si prende troppo sul serio! L'ultra manga evita di prendersi troppo sul serio, ed è proprio per questa sua leggerezza che rappresenta un'ancora di salvezza inestimabile.

Denuncia sociale e libertà

Dopo Bastard!!, la creazione di manga ultra si è susseguita senza sosta. Ma già qualche anno prima (bastard 1988, mentre qui parliamo dell'83) Hokuto no Ken aveva inaugurato alla grande la stagione fiorente degli ultra manga. L'ironia che permea tutto quanto il narrato è spettacolare. Quando leggiamo di Ken e delle sue dita che fanno esplodere la testa dei cattivi (quei cattivoni che per dimostrare di esserlo leccano i loro stessi pugnali, ma si può essere più coglioni?) la prima cosa che dovremmo fare è proprio riderci sopra. Per alcuni è impensabile, ridere sopra quintali di morti violente, eppure è+ il senso profondo della catarsi che sta dietro a Ken e ai suoi fratelli che deve uccidere quasi tutti. Ridere sopra ai nemici punk, 'sti coglioni senza senso che torturano i poveri civili indifesi, ridere sul fatto che vengon fatti a fette o implodono ad un singolo tocco della scuola di nanto o di hokuto facendo versi tipo ugah! o buagh! Cioè vi rendete conto, qui ci sono scuole che ti insegnano a far esplodere le persone! Non fate i cazzo di moralisti ora, perchè non è proprio il momento! Fa ridere, questa cosa, punto. Eppure sarebbe un errore grave ridere soltanto sopra narrazioni come hokuto no ken e considerarle "stupide" e basta. Non avrebbero coinvolto milioni di lettori e spettatori in tutto il mondo se fossero solo narrazioni demenziali. C'è epica, mito, denuncia sociale, libertà creativa alla massima potenza, rivolta contro l'ovvio e il prevedibile, spazio per la riflessione critica ogni volta che una testa esplode o che un fratello di ken deve essere sconfitto. Ma si può, adesso che sta uscendo la nuova edizione di Hokuto no Ken, liquidarlo come un manga violento, o peggio ancora un manga demenziale? Quanto può essere superficiale la critica di un ultra manga? Purtroppo molto, perchè l'ironia è una grande sconosciuta al più delle nuove generazioni. Non si è più capaci di capire l'ironia. Di farci sopra una risata.

Capire l'ironia è difficile, poveri, influencer, lo capisco. Voi che liquidate Kenshiro come una banalità solo perchè le vostre testoline ormai atrofizzate dai like e dai flame non riescono ad andare oltre alla "reaction", alla superficie più superficiale, alle teste che esplodono, e siete ormai incapaci di scavare più a fondo di un centimetro. Ma a chi vuoi che interessi vedere la grandezza degli ultra manga, in un mondo in cui la minima sbavatura viene vista come imperfezione! Si fottano le sbavature, l'ultra manga va così fuori dai contorni da riempire tutto, altrochè sbavare, e ti schizza in faccia e sui muri sulle pareti, perchè l'ovvio e il prevedibile sono l'unico male, e la cura è la strabordante esagerazione.

Dobbiamo ribellarci a questo cancro della società moderna, abituati come siamo a definire tutto tramite la qualità senza sbavature delle foto su instagram, dei video su youtube, coi filtri bellezza a palla, delle immagini super curate e delle illustrazioni super estetiche. Siamo così abituati a vedere queste immagini e questi contenuti curatissimi che pensiamo che l'estetica sia la cifra della qualità globale di qualcosa. Che pochezza, raga, che superficialità estrema! Facciamoci piuttosto intrigare da ciò che non è perfetto, cioè che non è leccato, ciò che non è glamour. Facciamoci intrigare dall'ultra manga, che è punk rock, che è rivoluzione, che non gliene frega niente, che sul glamour ci piscia sopra.

Volete altri esempi di ultra manga ?

Sta per uscire, in una nuova riedizione che vi consiglio di prendere, Manga Bomber, pennino di fuoco. L'ultra manga di Kazuhiko Shimamoto (autore di ultra manga per eccellenza) racconta le vicende infuocate di Denerys Targarien, madre dei draghi, nata dalla tempesta, khaleesi del grande mare d'erba, regina degli andali e dei primi uomini… No, scherzo, quella è un'altra storia, questa è invece la storia però altrettanto infuocata di Moyuru Honoo, che altri non è che un mangaka come tanti. Ma le sue vicende sono raccontate attraverso la lente altamente deformante di un professionista che fa manga per vivere, per cui ogni giorno è una vera e propria lotta per la sopravvivenza, anche se non si combattono gli estranei o gli schiavisti, come Daenerys, ma si combattono editor, scadenze e il male più grande che esista: i dilettanti. E dal suo pennino e dai suoi occhi scaturiscono lingue di fuoco, il fuoco della passione per il manga che gli brucia dentro e che mai si spegnerà, il tutto condito da personaggi fuori dalla grazia di dio, che fanno ridere solo a guardarli. Lo stesso Moyuru in quasiasi situazione si trovi, per dire pure alle terme, indossa un casco da boxer, di quelli che si indossano durante gli allenamenti per non farsi male. Ma è una parodia, dunque? Qualcosa che mira a farci ridere? No, è un ultra manga, raga, e c'è un mare di differenza! Qualcosa si cela dietro la risata, dietro la facciata esagerata volontariamente da Shimamoto sensei. Si cela la critica sociale, per esempio. Quando il mangaka organizza una partita di baseball con i colleghi disegnatori e desidera la vittoria e superare gli altri ad ogni costo, abituati alla competizione estrema sulle riviste di manga. E mentre "combattono" sul campo da baseball provano a fare i tiri assurdi che per anni hanno disegnato sulle loro tavole non accorgendosi che nella realtà sono impossibili da realizzare. Fa molto ridere perchè si slogano polsi ed escono spalle, ma fa anche pensare. Dietro la risata fa capolino una realtà bruttina: il mangaka ha perso il contatto con la realtà, perchè milioni di ore passate al tavolo da disegno e in mondi immaginari l'hanno trasportato lontano, in un posto da cui è difficile tornare per interfacciarsi con il reale. Questa è denuncia sociale, raga. Come anche il rapporto di puro masochismo che Honoo sensei ha con la sua editor, che gli fa una paura fottuta, che gli sta sempre sul collo, che indossa un casco da cattivone di una serie di gundam.

L'ultra manga viene sottovalutato, scambiato per manga parodia quando invece è molto diverso, viene scambiato per manga demenziale, e certo contiene una certa quantità di demenza al suo interno, intesa come aldare oltre al concetto di ragione, ragionevole, ponderato. Ma la demenza non è mai fine a se stessa. Prendiamo le 100 ragazze che ti amano tanto tanto tanto tanto tanto, manga relativamente nuovo edito da Jpop. Quello è un manga parodia, non un ultra manga: l'unica cosa che fa è prendere gli stilemi, le caratteristiche ricorrenti dei manga romantici e farci una parodia sopra, ridicolizzandole. Mio parere: un po' un cesso di manga. Potete provare a compilarci sopra la scheda per la valutazione oggettiva di un manga e vedere se arriviamo alla stessa conclusione. In generale, prendere delle cose che hanno fatto grande un genere e ridicolizzarle non significa andare oltre, ma prendere una strada piuttosto semplice. Perchè questo tipo di manga non inventa nulla di nuovo, non fa critica sociale come le parodie dovrebbero invece fare, prende in giro per il puro di divertire. Nulla di male, per carità, il divertimento ci vuole. Soltanto, anche un po' meno idiota non guasta.

L'idiozia apparente dell'ultra manga nasconde invece sempre profondità inaspettate. Le bizzarre avventure di Jojo, Detroit Metal city, quel manga di combattimento fra ragazze in cui si devono prendere a culate per buttarsi a terra (scusatemi non mi ricordo il nome, questo è ancora inedito in italia, forse per fortuna), Gurren lagann, anche se è nato come anime, rientra in questa tipologia ultra… E l'elenco potrebbe andare avanti per molto. L'ultimo ultra manga che ho letto, in uscita proprio in questi mesi, ormai arrivato al numero 8, è Zingnize, edito da Sensei Manga. L'apoteosi della scena rutilante, del parossismo narrativo, dell'eccesso di cui Warainaku sensei è molto consapevole, l'iperbole fatta propria come unico elemento narrativo, che fa sì che le tavole una dopo l'altra si debbano interpretare più che leggere, da quanto l'intensità la fa da padrona e la chiarezza viene esclusa dall'equazione. Questo è quello che succede quando un manga fa il giro, va così fuori da ritornare indietro ultra.

Effetti psicologici dell'ultra manga

La trattazione di questa tipologia di manga non è fatta a caso, nelle supposte. Vi ricordate, vi ho detto più volte di tentare nelle vostre abitudini di lettori di andare oltre, di guardare più in là di quello che sapete che vi piace, di quello che sapete volete leggere. I manga ultra sono l'occasione perfetta per farlo. Certo, bisogna riconoscerli, perchè non è facile distinguerli dai manga demenziali fini a se stessi, ma nel momento in cui sapete quali sono le loro caratteristiche fondamentali, siete in grado di riconoscerli. E le caratteristiche sono due, essernzialmente, l'esagerazione fino al grottesco, e l'ironia preponderante che permea tutto. I risultati di questi due elementi sono molteplici e ora ve li elenco per benino.

Gli ultra manga hanno degli effetti psicologici molto importanti, che fanno sì che tramite l'ironia e la risata e tramite il bombastico raggiungiamo molti traguardi positivi.

Il **primo** è la riduzione dello stress e dell'ansia. Esatto. Non è vero che esistono solo gli iyashikei per darvi delle sensazioni di pace e serenità. Anche vedere teste che esplodono con ironia può spingervi ad alleviare lo stress e farvi salire l'umore.

Il **secondo** è il pensiero creativo. Gli ultra manga stimolano il pensiero creativo perchè è sempre necessaria una trasposizione della materia che sto guardando, un'interpretazione. Molto più difficile da leggere rispetto ad un iyashikei, che invece è semplicemente uno spegnimento del cervello che porta a farsi cullare e trasportare come corpi senza vita.

Il **terzo** è la critica e la riflessione: un buon ultra manga porta a riflettere e ad interrogarsi su quello che veramente sta denunciando il mangaka quando ci fa ridere. Lo scopo di buronson, mentre scriveva hokuto no ken, era quello di far vedere le atrocità del genocidio cambogiano, lo sapevate?

Un anno prima che mi venisse richiesto di scrivere la sceneggiatura di Hokuto No Ken, infatti, ebbi l'occasione di visitare appunto la Cambogia, dove all'epoca erano ancora evidenti le tracce del genocidio di tre milioni di civili a opera di Pol Pot. Ovunque era pieno di mine e di ossa. Lì ho visto più resti umani di quanti ne avrei mai voluti vedere in tutta la mia vita. [...] L'aver visto tali atrocità in prima persona mi ha permesso, in seguito, di collocare Kenshiro in un'ambientazione simile. [...] In un mondo del genere, la giustizia non esiste e prevale unicamente la "forza".

Il **quarto** è la decostruzione e la negoziazione. Questo è molto interessante e utile in un mondo in cui altri ci dicono come dobbiamo pensare e di solito ci dicono di pensare o bianco o nero. Raga, esistono le scale di grigio, dovreste saperlo visto che leggete il manga! E gli ultra manga ci aiutano a capire questo, il reale va messo in discussione, quello che pensa la maggioranza va messo in discussione, perchè tutto è pieno di contraddizioni e di ambiguità, non esistono cose bianche e cose nere. Distinguere fra cose bianche e cose nere è proprio il principio di ogni conflitto. L'ultra manga ci aiuta attraverso l'ironia a prenderci gioco del bianco e pure del nero, perchè niente rappresenta la verità assoluta.

Il **quinto** è un esercizio di libertà. Vi ho già parlato di come come autore io voglia a tutti i costi esercitare la mia libertà creativa totale, e parlare di molte cose che sono considerate poco opportune. I miei ultimi concept che svilupperò in storie riguardano il libero arbitrio e la religione, il fanservice, i gamberi killer e la musica che salva dalle guerre. Vi paiono dei concept neutri? Proprio adesso sto facendo un manga sullo slap fight, una specie di sport in cui gente a turno deve darsi degli schiaffoni. e l'altro deve stare fermo a beccarselo. Provate a digitare su youtube queste due parole e fatevi aprire un mondo che dire controverso è dire poco. La mia missione è fare ultra manga, e non mi accontenterò di fare manga che sono "solo" manga. se volevo stare nel monedo del delicato, del contenuto, del rispettoso, me ne sarei stato nel mondo del fumetto occidentale! Ma questo esercizio di libertà non è solo da parte di chi crea, come gli autori appunto, ma anche dalla parte di chi legge. Leggendo ultra manga voi fate un esercizio di libertà creativa, perchè la vostra mente si apre a nuovi orizzonti senza farsi chiudere dagli orizzonti che già conoscete. A tutti gli effetti, state esercitandovi nella vostra libertà intellettuale permettendovi di affrontare la vita e le decisioni con più leggerezza e consapevolezza.

Conclusione

Tutti questi traguardi positivi noi li raggiungiamo leggendo ultra manga. E all'ultra manga che cosa vuoi dire? Continua così, continua a devastarci con il tuo "andare oltre", continua ad ironizzare, perchè prendersi sempre sul serio è davvero faticoso! E molto palloso. Non la sentite la fatica di prendere sul serio sempre tutto, soprattutto noi stessi, di non concedersi debolezze, di voler sempre andare a performare al meglio, di voler sempre essere migliori? Ma calmiamoci un attimo, prendiamoci una camomilla e leggiamoci un manga ultra!

Siate irriverenti, nei vostri disegni se siete autori, ma anche nelle vostre letture, se siete lettori. Non abbiate paura di un manga che fa una battuta fuori luogo. Non condannatelo con la rigidità di chi non sa stare ad uno scherzo. Toglietevi quel palo dal culo! Rideteci sopra. Siate creativi e liberi, non vincolati da regole sociali che non stanno nè in cielo nè in terra e che hanno l'unico scopo di rendervi schiavi di qualcosa che non avete pensato voi e che vi è stato ficcato in testa a forza. Siate critici, accettate uno stereotipo, perchè uno stereotipo fa ridere così come è, accettate che i clichè e i tabù sono lì non per essere condannati, ma per essere oggetto di risatone consapevoli. Per essere amati, prima di tutto.

Amate tutto, dunque, del manga che ci intrattiene.

Amate soprattutto gli ultra manga, perchè come loro non c'è niente che testimoni quanto il manga può, a tutti gli effetti, superare il noioso concetto preconfezionato di manga, e innalzarsi nell'iperuranio del non visto, del non sentito, del fuori di testa. E questo ci avvicinerà ancora di più a quello che pensano i giapponesi del manga, ci avvicinerà ancora di più alla purezza più assoluta della narrazione manga, priva di qualsiasi preconcetto e pretesa nei confronti di quest'arte della comunicazione e dell'intrattenimento.