Una delle rivelazioni manga degli ultimi anni è sicuramente Blue Lock dei sensei Muneyuki Kaneshiro e Yusuke Nomura. E di sicuro avrete già sentito qualsiasi influencer dire qualsiasi cosa su questo titolo: e mi piace non mi piace, e il disegno "sporco", e la rappresentazione realistica dei calciatori e delle squadre, e stocazzo… Tutte cose che sono: o prive di fondamento tecnico e logico, oppure che avrebbe potuto articolare anche un babbuino dal culo nudo dell'okkaido.
Oggi siamo qui per collegare blue lock all'essere umano nella sua accezione più profonda, nella sua evoluzione dal babbuino appena citato a essere supremo e illuminato. Oggi siamo qui per sviscerare blue lock per quello che è, ovvero un manga che non parla di calcio, ma utilizza il calcio per parlare di umanesimo e psicologia. Oggi siamo qui per elevare blue lock da spokon fico per ragioni del cazzo a maestro di vita, e se vi sembra esagerato, aspettate un attimo, rilassate le chiappe e seguite tutto ciò che ho da dirvi. Ma soltanto dopo la sigla!
Ahhh, quante cose sono state delle di Blue Lock nel corso della sua serializzazione. E non è ancora finita, la serie, quindi molte cose verranno ancora dette in futuro! In questa supposta io vorrei concentrarmi su quelle che non ha detto ancora nessuno, non so se si era capito. Molti hanno definito Blue Lock come uno spokon survival. Una definizione rozza e inesatta, non adatta alle vicende di yoichi e compagnia bella e più adatta ad uno slogan pubblicitario, un modo per accattivare l'attensione della massa. un modo hce ha funzionato, peraltro. Diciamo che per dare questa definizione si è partiti da due elementi molto chiari e molto superficiali: il calcio (da cui appunto lo spokon) e il fatto che almeno nelle primissime sfide del manga sia ad eliminazione diretta e in qualche modo spietata (da cui il survival). Due elementi che di sicuro sono presenti, ma che mal rappresentano il centro assoluto del manga. Eppure, partendo dai bisogni che questo manga va a risolvere, sono proprio in linea con questi due generi narrativi, lo spokon e il survival horror.
Spokon e survival
Lo spokon risolve il bisogno psicologico di successo: un bisogno che abbiamo tutti, ed è quello per cui vogliamo avere successo nella vita, inteso non come avere un botto di soldi. Cioè anche, ma in senso più lato come avere successo nelle cose che facciamo, quindi non fallire. Nessuno ama essere bocciato ad un esame, per esempio, giusto? Bene, il bisogno di riuscire è quello hce gli spokon soddisfano in maniera piè diretta. In ogni spokon, la lotta del protagonista è superare tutte le difficoltà ed arrivare in vetta. In vetta, quindi al massimo livello di successo possibile e immaginabile. Primo assoluto. C'è qualcosa di incredibilmente affascinante a guardare il mondo dalla vetta: nella supremazia c'è un desiderio insondabile dell'uomo. Tutti aspiriamo a regnare nel campo che ci interessa, anche se forse non lo ammettiamo nemmeno con noi stessi.
La cosa interessante nel Blue Lock è che tutti i personaggi del manga vogliono arrivare in vetta da soli, anche se la logica presupporrebbe che in uno sport di squadra ci si voglia arrivare insieme. Qui no: ed ecco che si sviluppano appunto le rivalità personali finalizzate alla distruzione o meglio a divorare i propri compagni. E questa è una delle cose che mi ha sempre colpito di questo titolo. Ma non per il fatto che andasse in contrasto con praticamente tutte gli insegnamenti di decenni di spokon che parlano di sport di squadra, ma per le implicazioni squisitamente narrative che questa scelta da parte del genio di Kaneshiro sensei comporta. Quando si parla di sport di squadra, si parla di collaborazione. L'esistenza e il perseguimento dell'obiettivo di realizzazione egoistica e personale non è assente negli spokon, tutt'altro. è presentissima, ma soltanto negli spokon individuali, per esempio il simbolo del sacrificio personale nella rincorsa di un posto di assoluto spicco nel panorama dello sport è La stella dei Giants. Nel capolavoro di Ikki Kagiwara e Noboru Kawasaki, Hoshi è votato a diventare una stella. Solo la sua sfida contro l'infinito e l'intera umanità conta. Ha solo rivali, non ha colleghi che lo aiutano in campo, fra i suoi compagni di squadra. è solo contro il mondo. La sua emerge come una lotta epica dell'uomo contro tutto, contro la natura umana e i sentimenti, per esempio. Una lotta che molto ha a che fare con il noir, il genere narrativo in cui il protagonista ha un destino tragico per eccellenza, tipica fra l'altro delle narrazioni di Kagiwara sensei, e che rendono così profonde e impressionanti le lotte dei suoi protagonisti. Sì, compresa la lotta altrettanto solitaria ed egoistica di Joe, nel suo capolavoro.
La lotta epica contro tutto e tutti è tipica dello sport individuale, e per quanto il baseball non lo sia, ma sia invece uno sport di squadra, ne La stella dei Giants i meccanismi di collaborazione fra i veri player sono praticamente assenti nella narrazione di Kagiwara sensei. Tutto è egoismo, nella proclamazione che da soli e senza aiuto si raggiunge la vetta. E nel caso dei manga del sensei, era una reazione al momento politico e sociale che il Giappone stava vivendo, un momento in cui i vecchi avevano fallito, portando il Giappone alla disfatta internazionale della seconda guerra mondiale, e in cui il futuro era affidato al sacrificio dei giovani, alla loro abnegazione. Solo loro, con enormi sacrifici, avrebbero potuto rendere il Giappone grande di nuovo. Una vena super nazionalista travestita da lotta epica. Ma dovete immaginare che al tempo, risollevarsi da una situazione di povertà e indigenza estreme era la dannata priorità per un paese sull'orlo del collasso e controllato da forze esterne.
Nel 2018 arriva blue lock, che ripropone lo stesso estremismo individuale utilizzando però uno sport di squadra come il calcio. Ed ecco le implicazioni narrative di cui parlavo prima. Se tutti vogliono diventare l'attaccante più fico del mondo, tutti vogliono fare goal, e tutti non vogliono passare la palla a nessuno, io prevedo come minimo un casino pazzesco in ogni partita. A tutti è capitato, persino a me che odio il calcio, quando ero un ragazzino, di giocare una partita in cui i tuoi compagni di squadra non passano mai. Di solito è una partita pessima, una vera merda da guardare e da giocare, al contrario di una partita in cui invece gli schemi, i passaggi e tutto il gioco porta a creare goal irripetibili, in cui tutto sembra calcolato dall'universo o da dio in persona.
Implicazioni del ribaltamento
Leggendo il primo numero di Blue Lock, la mia mente continuava a chiedersi "dove vuole andare a parare? come farà mai a giustificare narrativamente, in campo e durante una vera partita, l'estremo egoismo di tutti i giocatori? Come creerà delle situazioni (ovvero delle storie) interessanti da seguire e non dei semplici casini assurdi?" Perchè ovviamente io ero consapevole del gioco che stava facendo Kaneshiro sensei, stava facendo lo stesso gioco di One in Versus, stava ribaltando consciamente le regole per creare qualcosa che sapesse di novità assoluta, ma ancora una volta la domanda rimaneva: ribaltare tutto significa farsi beffe di decenni di narrazione che hanno un senso, e hanno coinvolto milioni di utenti se non di più. Il rischio di mandare tutto a quel paese per il gusto di fare qualcosa di diverso è altissimo. E un'altra cosa mi colpiva di questo esercizio di contraddizione: da sempre lo spokon e lo sport in generale sono sinonimi di altruismo, collaborazione, empatia. Lo sport in sè viene utilizzato per convogliare questi valori così importanti per l'umanità intera e per la sua sopravvivenza! E quindi? Ci facciamo beffe non solo della storia della narrazione dai tempi dei tempi, ma anche di ciò che permette all'umanità di sopravvivere e di non mangiarsi appunto a vicenda?
Queste erano le domande che frullavano nella mia testa nel momento in cui sono entrato anche io nel Blue Lock, questa facility in cui, in una selezione spietata ad eliminazione diretta, Jinpachi Ego si pone l'obiettivo di arrivare a creare l'attaccante più forte del Giappone, e forse del mondo intero. Ero ripieno di curiosità, quindi, nel voler sapere come poteva uno spunto contradditorio del genere creare una storia di ampio respiro come era evidente che kodansha volesse creare. Perchè fin quando vai a raccontare una storia breve, la contraddizione può esistere ed è finalizzata appunto a shockare il lettore nel breve termine. Ma non era questo lo scopo di Blue Lock, era chiaro. La storia sarebbe stata lunga e complessa. E quindi come?
E c'erano altre cose che frullavano nella mia testa e si mischiavano alla curiosità di narratore. La prima è un classico degli spokon: l'identificazione per empatia nei confronti del protagonista, nel nostro caso di yoichi isagi, che parte dal basso, e con forza di volontà incrollabile e lavoro super duro scala la vetta del successo. La scalata di isagi partiva stranamente dallo stesso punto di partenza che avevo messo in atto io quando giocavo a calcio. Premessa: sempre stato una sega a giocare a calcio. Non mi ha mai interessato, ma era impossibile non giocarci quando tutti i tuoi amici erano infoiati e non vedevano l'ora di dare calci ad un pallone. Quindi mi tocca, per fini puramente di interazione sociale. La partenza di isagi è stata anche la mia perchè è una cosa molto idiota, se volete. Lui prende la palla al volo. Quella è la sua caratteristica fondamentale. Quello e il fatto che riesce a leggere il campo, che vuol dire semplicemente non essere completamente astratto da quello che ti succede attorno, nulla di particolamente impegnativo. Diciamo pure che fra tutte le skill calcistiche, quella di isagi è la più merdosa. Quella più bassa. Quella di conseguenza a cui possono arrivare tutti. Non è difficile! Quella che anche io sono stato in grado di mettere in atto per iniziare a giocare con i miei amici e non sentirmi completamente fuori luogo. Durante le partite, io che non ero veloce, non sapevo dribblare, non sapevo granchè passare, mi mettevo davanti alla porta, leggevo il gioco in modo tale da mettermi nella posizione migliore e poi quando arrivava la palla la sbattevo di prima in porta. Così facendo ero diventato il bomber, così mi chiamavano, perchè finalizzavo il duro lavoro degli altri. Quindi la capacità di isagi parte dal bassissimo e poi si evolve, rendendo anche il meno dotato dei giocatori come lo ero io, in grado di identificarsi alla perfezione con il nostro protagonista. Ma la scalata di isagi è piccola (perchè parte dal nulla delle skill) e grandissima allo stesso tempo, perché è paragonabile alla scalata del genere umano nella storia, e adesso andiamo a capire esattamente in cosa consiste questo parallelo solo apparentemente assurdo che vi sto facendo.
Capiamo quindi dal punto di vista filosofico come la traiettoria di isagi sia il percorso dell'essere umano che si affranca da una situazione di basilarità dell'essere pensante e si elevi a qualcosa di altro. Per farlo, andiamo ad analizzare una teoria psicologica che si chiama teoria dei "Livelli di Esistenza". Ve l'avevo detto che saremmo andati a scavare a fondo! Intanto questa teoria è stata sviluppata dalla Dott.ssa Clare W. Graves e ha poi influenzato altre teorie come: la Crescita a Spirale Dinamica (resi popolari da Don Beck e Christopher Cowan) e le 9 Fasi dello Sviluppo dell'Io.
Primo livello della Spirale Dinamica
Secondo la teoria della spirale dinamica, l'evoluzione del pensiero dell'uomo (ma attenzione, non dell'umanità in quanto insieme di uomini, ma dell'uomo singolo, quindi dell'individuo come è individuo isagi, e quindi partendo da un focus sull'ego, di cui Blue Lock è portatore!) passa attraverso una serie di diversi livelli di consapevolezza. Alcuni di essi appartengono ad un livello base di pensiero e solo il primo in assoluto e quello allo stadio più basso è il livello della sopravvivenza!
Questi sono i livelli e sono divisi in vari stadi. Nel primo stadio c'è appunto lo stadio della sopravvivenza, che si focalizza solo su ciò di cui hai immediatamente bisogno per vivere. Niente di più. Sono i primi stadi del blue lock, quelli in cui il gioco è caotico, in cui tutti pensano alla propria evoluzione in termini di "o io o tu", in un gioco ad eliminazione diretta. Non è un caso che l'eliminazione che avviene per prima in assoluto, in una sorta di palla prigioniera giocata coi piedi, avvenga nel momento in cui due persone COLLABORANO, cioe isagi e bachira. Per caso, per un sentimento strano, quello che volete, nel caos può succedere di tutto e sono tutti eventi caotici avvenuti senza una ragione, ma già si può vedere come Kaneshiro sensei inizi a introdure quasi di soppiatto i cari e vecchi valori dello spokon. Certo, non può spacciarli come "collaborazione", quindi li spaccia come eventi casuali che portano al progresso. Se io collaboro con te, scopro che entrambi possiamo andare avanti. E questo appartiene già ad uno degli stadi successivi, cioè la "sicurezza nella comunità" (secondo stadio).
I giocatori del Blue Lock, adesso che sono entrati nel blue lock sono relativamente al sicuro. Viene data loro la possibilità di evolversi per un po' senza dover subire per forza un'eliminazione diretta come era nello stadio della sopravvivenza.
A questo stadio segue poi lo stadio del "potere e dell'azione". In questo stadio, i giocatori si accorgono di avere il potere di agire per se stessi al di là dei puri bisogni di sopravvivenza, ma agiscono di impulso: fanno cose, ci mettono tutti loro stessi, ma non c'è una direzione precisa, e si va un po' ad occhio. In questo stadio isagi cerca: inizialmente ha dei problemi ad identificare quale è la sua caratteristica che lo rende diverso e distinguibile da tutti gli altri. Una sola cosa è chiara: non vuole morire e quindi agisce, si impegna in progetti a caso, deve prendere un po' di strade, in un processo di trial and error, per capire quale è la sua strada. Questo a testimonianza del fatto che per qualche individuo è abbastanza semplice capire cosa ha di speciale, ma per tutti gli altri invece è più complesso e necessita di un lavoro su se stessi. E qui entra in gioco Jinpachi ego.
Ho chiesto, per andare a fondo sugli aspetti psicologici e comportamentali dei personaggi di blue lock un aiutino da parte di un esperto, qualcuno che di lavoro si occupa di psicologia e che molto meglio di me e con più reputazione può farci capire quale è il ruolo di jinpachi ego (un nome un programma) all'interno di una narrazione come quella di blue lock.
L'esperto in questione è Mind, nome in codice per Antonio Cristoforetti, che di lavoro fa lo psicologo sociale cognitivo comportamentale, formatore e nel mio caso come nel caso di molti altri anche consulente. Ascoltiamo dalle sue parole qual è il grande ruolo di jinpachi ego nella narrazione del Blue Lock.
**MENTAL COACHING AUDIO**
Mind ci dice una cosa importante: Il mental coaching è un approccio moderno, si può dire, ad una cosa che in realtà fanno tutte le storie: ci rendono migliori attraverso il miglioramento dei loro protagonisti. Perchè ci piace così tanto guardare l'evoluzione dei personaggi principali? Perchè siamo noi, finalmente capaci di superare le cose che ci tengono legati al terreno e di prendere il volo. Attraverso, nel caso del blue lock, un percorso mirato di mental coaching. Avete mai visto ego dire a qualcuno dei calciatori presenti nella facility di fare cento flessioni, o venti giri di campo? NO, non succede mai. Questo perchè il primo ostacolo, il primo scoglio da superare quando si mira alla vetta di uno sport, non è mai fisico. Ma in generale quando si mira a diventare migliori in qualcosa. L'ostacolo più grosso è sempre quello psicologico, quella vocina dentro di noi, che è nata nel momento in cui la nostra definizione di personalità è andata incontro alle prime sconfitte, che ci dice che non ce la possiamo fare. Che è inutile provarci. Che la vetta è riservata a qualcun altro. Anche io sono vittima di questa trappola puramente mentale, anche io ho pensato che la vetta non era fatta per me. L'ho pensato per molto tempo, prima di capire quale era invece la mia vetta, prima di rivoluzionare il mio concetto di vetta, prima di capire che la vocina interiore che mi diceva che non ce la potevo fare era la voce di qualcun altro, non era mia, ma di qualcuno che non mirava alla mia crescita, che non realizzava quindi del mental coaching, bensì che mirava a mantenermi in una posizione di NPC, non playable character, in una vita che avrei vissuto da schiavo dei desideri altrui e non miei. Una vita in cui per esempio pubblicare manga in giappone era la vetta.
Ma se pensiamo a noi stessi, quante volte ci siamo accontentati del punto esatto in cui siamo capitati, per scelte magari non nostre, o magari compiute in un periodo della nostra vita in cui non avevamo la minima idea di quello che fossimo e che volessimo. Dunque, un percorso di mental coaching come quello di blue lock ci fa gola, sempra disegnato apposta per noi, perchè se mind si identifica con jinpachi ego, tutti noi ci identifichiamo con isagi, che viene condotto mano nella mano su un percorso si difficile e che necessiterà di molti ssacrifici, ma che ci porterà più su, verso la vetta. Senza mai guardarla, ma tenendo sempre presente che è lì che vogliamo arrivare. Il percorso di isagi non è molto diverso dal percorso di ogni eroe che si rispetti, un percorso di evoluzione che lo porta a sconfiggere le sue paure. Semplice e complesso allo stesso tempo. Ma vogliamo o no essere degli uomini e delle donne migliori? Stagnare è di sicuro per i perdenti, e come abbiamo già detto nessuno di noi vuole perdere. Nessuno. Tutti vogliamo avere successo. Ci possiamo raccontare balle sul non sempre si può vincere, sull'importante è partecipare, ma l'emozione di una vittoria, qualsiasi essa sia, è unica e ci conferma come esseri umani. Gli unici esseri umani davvero infelici sono quelli che pensano di non aver vinto mai, in niente. E i mental coach sono lì per dirti che non è vero, che anche tu hai vinto così tante volte nella tua vita. Solo non te ne sei accorto.
Jinpachi ego aiuta isagi a superare lo stadio del potere e dell'azione, per arrivare allo stadio "dell'ordine e dello scopo". Ego da direttive precise e conduce isagi sulla via giusta, senza dare mai una risposta alle sue domande dirette. Indicare la via non è imboccare, nè dare la soluzione, ed è l'unico modo per permettere all'individuo di fare le proprie scelte e di trovare la strada che è sua e di nessun altro. Ma avere un ordine e delle direttive chiare aiuta ad evolversi.
Quando isagi scopre finalmente quale è la sua caratteristica fondamentale, cioè il tiro al volo in porta a seguito della visione di campo, entra nello stadio successivo: quello della realizzazione di obiettivi personali, uno dopo l'altro, e dunque del successo, rappresentato dal goal. Successo inteso qui come raggiungimento di un obiettivo personale alla volta. Esempi sono per esempio quando trasforma la sua visione di campo in metavision, oppure quando unlocka il tiro al volo di sinistro. Piccoli traguardi, che portano all'evoluzione e al successo, rappresentato appunto in maniera tangibile e fisica dal goal. Il traguardo mentale è sempre corrisposto ad una vittoria, ad un successo, nel piano della realtà. E permette a isagi di salire di un altro gradino la scala della Spirale Dinamica.
Questo stadio degli obiettivi e del successo è lo stadio in cui si verifica il flow, che ancora una volta ci spiega mind con la sua conoscenza specifica:
**FLOW AUDIO**
L'ultimo gradino, per quando riguarda il primo livello della spirale, è lo stadio dell'armonia e della comunità. In questo stadio la priorità va alle connessioni, ed è uno stadio in cui isagi è impossibilitato ad avere successo da solo, e infatti ha bisogno di alleati sul campo. Ed ecco tornare ai cari vecchi valori dello spokon, in cui qualche componente, consapevole che aiutare isagi porterà dei benefici anche a lui, si pone a turno come aiutante del protagonista. Che siano consapevoli o meno, eh! Nel senso che kaneshiro sensei è abile nel mascherare questi valori come controvalori: è il senso del divorare. Uhh che cosa brutta divorare i compagni! Eppure è a tutti gli effetti un modo che escogita isagi (e che poi viene copiato un po' da tutti) per farsi aiutare sul campo. Anche se i suoi compagni non vogliono, la crescita di isagi a questo stadio fa sì che persino contro la loro volontà non possano fare a meno di aiutarlo, non possano fare a meno di entrare in questa community, fatta di collaborazione e connessioni. Incredibile, eh? Eppure è possibile, nella vita reale succede di continuo, che due persone che non si sopportano riescano a collaborare per raggiungere un obiettivo comune, quasi inconsapevolmente.
Solo attraverso la connessione (ed è quasi sempre isagi, il nostro protagonista illuminato dal mental coaching, ad accorgersene e a proporla, questa connessione, quindi è sempre legata all'ego del protagonista e alla sua crescita) si è in grado di crescere nello stadio del CONSENSO, in cui gli altri non possono fare a meno di riconoscere il tuo valore, dovuto ai tuoi continui successi dello stadio precedente, e volenti o nolenti ti danno una mano, ricevendone peraltro in cambio.
E qui si conclude il primo livello dell'evoluzione a spirale dinamica.
Secondo livello della Spirale Dinamica
Il secondo livello della spirale ha molti meno stadi, perchè parte di un cambiamento totale di paradigma cognitivo. Un ribaltamento. Qui si pensa in maniera diversa, ci si adatta al contesto, si crea un approccio personale basato su quello che hai verificato (con il goal) che funziona nella tua personalissima situazione. Viene chiamato lo stadio della "flessibilità integrata"
In pratica in questo stadio isagi combina elementi che ha scoperto funzionare in precedenza e da soli, e li unisce insieme ad altri elementi di altri sistemi che non siano il suo. Per esempio, quando riesce a capire come muoversi nella zona cieca degli altri giocatori per posizionarsi non visto nella zona più ottimale per il suo tiro. Per andare a sviluppare questa evoluzione della sua skill di metavision, tiene in conto non solo delle sue caratteristiche personali, ma anche delle caratteristiche del mondo che lo circonda e che ha osservato benissimo, meglio degli altri, e si adatta al contesto, cambiando strategia di partita in partita, modellando le sue skill (che ha scoperto funzionare in linea generale) alle persone che ha davanti. Il contrario di questo modo di affrontare il gioco è rappresentato dal personaggio di Baro, che pur essendo molto skillato, molto più di isagi, è per un periodo lungo di crisi fermo allo stadio del raggiungimento degli obiettivi personali, e si rifiuta di adattare il suo modo di giocare al contesto. Questo approcio gli è possibile solo proprio grazie a quelle skill pazzesche che possiede, ma presto non basta più. Che lo ammetta o meno, Baro si adatta, quando ha la sua evoluzione personale e riesce a divorare isagi. Il suo ego forse non gli permetterà di riconoscerlo, ma il momento in cui si è evoluto è stato proprio per passare dallo stadio degli obiettivi personali allo stadio dell'armonia con gli altri, di quando è riuscito a stabilire una connessione.
Ma Baro rimarrà sempre dietro a isagi, che ormai è ad uno stadio in cui riesce a vedere il mondo, gli altri, e adattare le sue skill come un camaleonte, senza mai rinunciare (cosa importantissima) alla sua personalità, a quelle cose di sè che lo rendono unico e che su cui sa di dover puntare per ottenere la vetta.
In questo stadio, in cui il mondo e ciò che ci circonda ha una importanza fondamentale per ottenere la vittoria, in cui non siamo più concentrati su noi stessi, ma abbiamo una visione dall'alto, che ci rende flessibili nelle nostre scelte in relazione al contesto, ecco che entra in gioco, per portarci ancora più in alto, un'altra delle teorie di jinpachi ego, che è anche una teoria della psicologia e del mental coaching: la teoria della fortuna. Ce la spiega bene mind.
**FORTUNA AUDIO**
Questo è l'ultimo stadio della Spirale Dinamica, lo stadio che ci porta alla "conoscenza globale e visione olistica". Il termine “olistico” deriva dalla parola greca “olos”, che contiene il significato di totalità e interezza. In medicina, tale concetto si riferisce allo stato di salute nella sua globalità, e dunque all'unione tra corpo, mente e spirito.
L'apoteosi dell'evoluzione, nella spirale, avviene quando raggiungiamo lo stadio dell'unione di corpo mente e spirito. Il momento in cui non pensiamo che la fortuna sorride a caso, ma quando ci mettiamo nella situazione in cui poter usufruire della fortuna. Come dice Mind, la fortuna è il risultato di una serie di azioni da parte del protagonista della storia, nel caso di Blue Lock di yoichi, nel caso della nostra vita di noi stessi.
Arrivati a questo stadio siamo in grado di costruire progetti personali che integrano la nostra personale salute, fisica e psicologica e il nostro benessere con il bene sociale e la sostenibilità del mondo attorno a noi. Questo stadio mi ha sempre affascinato. é lo stadio in cui facciamo del bene ma non perchè siamo dei beneffattori dell'umanità, non perchè quella persona ci fa pena e quindi le diamo qualcosa. No, noi aiutiamo il mondo o quella singola persona perchè nel nostro sistema di crescita personale siamo consapevoli che aiutare gli altri è la stessa cosa che aiutare noi stessi. Anzi mentre facciamo una cosa, in automatico avviene l'altra. Se facciamo dei soldi, automaticamente diamo anche del valore alle altre persone. Se costruiamo un progetto lavorativo, che ci faccia crescere ed evolvere, automaticamente è qualcosa che fa crescere l'umanità intera. E ci fa stare meglio.
Quello che succede negli ultimi numeri del Blue Lock è questo: siamo arrivati allo stadio in cui quello che avviene nella facility è in grado di aiutare gente all'esterno. Non sai tratta più dunque di una community isolata, che trova il suo bilanciamento e la sua realizzazione massima all'interno. Era destino che prima o poi il blue lock si apresse all'esterno. E il genio di kaneshiro sensei ce lo fa percepire chiaramente con la cosa meno opinabile che ci sia: i numeri.
Isagi fa goal, superando se stesso? Il suo ranking e la sua richiesta cresce, lo fa avvicinare alla vetta in maniera evidente. La gente là fuori lo vuole, ed è disposto a pagarlo fior di milioni di yen perchè consapevole che ha un valore per la società, per il mondo, per il sistema calcistico. Volendo proprio andare a fondo, le società immaginano che grazie a isagi la squadra vincerà, guadagnerà più soldi, e grazie a lui la partecipazione del pubblico aumenterà, ci sarà più gente felice attorno a lui. Tenete presente che questo va a confermare quello hce abbiamo detto un sacco di volte durante queste supposte, cioè che lo sbocco finale, l'obiettivo di tutti i manga è l'integrazione nella società, non l'alienazione. Anche se potrebbe sembrare così "cattivo" come manga, fra sopravvivenza eliminazione diretta e superifie "violenta", in realtà blue lock non è+ altro che uno spokon fatto e finito, in cui attraverso lo sport i personaggi possono finalmente dare qualcosa di utile alla società giapponese. Perchè è vero che si parla di mondo intero, di squadre provenienti da tutto il mondo che si fondono con il Blue Lock, ma non dobbiamo dimenticarci quale è lo scopo principale del blue lock: creare l'attaccante (giapponese) più forte del mondo. L'obiettivo è ancora una volta la supremazia del Giappone e la sua affermazione come nazione che può e deve arrivare in vetta! Come? Attraverso individualità (quindi non squadre, non collettività ma questa volta in maniera molto moderna l'accento è posto sull'individuo) eccezionali, superiori alla norma perchè affidate ad un allenamento, ad un coaching, che li può portare ad essere utili alla società intera. Interessante no? Il Giappone terra di contraddizioni che si completano a vicenda che sostiene che attraverso l'individualità, l'ego sproporzionato, si può essere utili al Giappone stesso intero. La contraddizione, come spesso accade nei manga, è fonte di quel TEN, quel colpo di scena inaspettato, che rende tutto più gustoso.
Dunque dove è la vita?
Forse è proprio per il fatto che sembra che isagi abbia raggiunto l'ultimo stadio dell'evoluzione della spirale dinamica, che ultimamente l'hype per blue lock (parlo per me) è leggermente calato. Intendiamoci, il genio di Muneyuki Kaneshiro e le belle trovate grafiche di Yusuke Nomura rendono ancora godibilissime le avventure di isagi e soci, ma subentra una sorta di soddisfazione nel sapere inconsciamente che isagi è arrivato ad un livello evolutivo in cui è quasi in vetta. Il fatto che ci arrivi nei prossimi numeri non ha una grande influenza sulla nostra partecipazione, perchè il mental coaching che isagi ha messo a frutto rappresenta il nostro processo di evoluzione mancante. Quello che manca a noi, a livello di conoscenza di noi stessi e di evoluzione a stadi della spirale dinamica successivi a quello in cui ci troviamo, ce l'ha il protagonista con cui noi ci identifichiamo così a fondo, tramite empatia, e siamo contenti così. Siamo soddisfatti così, in fondo a questo servono le storie: se abbiamo bisogno di successo, loro ce lo danno, e appagano quella parte della nostra vita che invece è mancante.
Nei primi numeri, l'attenzione era concentrata su di isagi, ma anche su altri personaggi molto interessanti. La loro evoluzione era altrettanto necessaria, perchè i personaggi secondari sono fondamentali per la narrazione di un manga, sono indispensabili per il protagonista. Il protagonista non può crescere se non ha a fianco validi personaggi secondari che lo aiutano, anche nelle maniere più impensate. Ed ecco che archi narrativi come l'evoluzione di Chigiri o di Baro sono punti estremamente coinvolgenti della narrazione, proprio perchè relazionati ad un'evoluzione della storia e dell'ego dei due personaggi in un sistema molto simile a quello realizzato da isagi. Se avviene prima, aiutano isagi dicendogli: questa è la via da seguire. Gli fanno da esempio, insomma. Se si evolvono dopo rappresentano invece dei compagni, nel senso che accompaganno isagi nella sua evoluzione e rappresentano in questo modo il mondo su cui lui può contare per portarsi avanti nella crescita personale.
Volete sapere quale è davvero la parte mancante di Blue Lock? La vita. Kaneshiro sensei ci ha provato qualche volta, a inserire i giocatori nel mondo dando loro una libera uscita, nel capitolo forse più palloso dell'intero blue lock. Quindi non è che gli sia riuscito così bene, diciamo. Era persino strano vedere tutti questi personaggi vestiti con altre "divise" che non fossero le tutine del Blue Lock! E questo per la natura stessa del blue lock, che è basato sulla reclusione di un'armata di calciatori all'interno di una specie di prigione. Nessun collegamento con altri aspetti della vita vuol dire concentrazione solo sul mental coaching finalizzato alla crescita in un preciso ambito della vita. Ma tutti gli altri ambiti?
Parliamo di Anri. Anri, in pratica l'unico personaggio femminile presente nell'intera durata dei 28 volumi usciti finora, è scomparsa dal blue Lock, lei e quel suo reggiseno a balconcino. Bisogna dire che Nomura sensei non è proprio bravissimo a rappresentare personaggi femminili, e forse è anche per questo che la povera anri è scomparsa dalle pagine del nostro spokon preferito. Ma io penso sia almeno per un paio di ragioni, che è scomparsa, che ovviamente sono venute fuori in corso d'opera e quindi aggiustate in accordo, come i manga sempre fanno. All'inizio Anri faceva la sua comparsa ogni tot capitoli e veniva sempre messa in evidenza la sua prestanza fisica, mettiamola così. Tutto questo avveniva a favore di un pubblico maschile che si supponeva fosse interessato a una storia del genere, e anche allo sport in sè. Alle ragazze, il calcio non è che piaccia così tanto, e lo dimostrano i numeri e le squadre di calcio femminile se paragonate all'immensità delle squadre maschili. Dopo un po' di tempo, questa piccola concessione allo shonen classico, le tette di Anri, che non si può nemmeno identificare come fan service, ma un piccolo accenno in una direzione etero, scompare, lasciando il posto a secondo me piuttosto imbarazzanti siparietti gay fra i componenti maschi del blue lock. Raga, sono piuttosto imbarazzanti certi dialoghi, eh. Penso che ve ne siate accorti, perchè in pratica la maggior parte dei dialoghi sono stuzzicate verso uno o l'altro, tipiche di certi personaggi che popolano un certo numero (molto elevato) di irrealistici boys love, e che portano il manga su lidi un po' strani ecco, parecchio cringetti per chi non è il target. Mia moglie elisa mi dice che Kaneshiro sensei dovrebbe anche avere inclinazioni simili, ma lungi da me andare a sindacare le preferenze sessuali del sensei! Però vorrei che voi lettrici non immaginaste che alla fine del calcetto settimanale andiamo a fare la doccia negli spogliatoi e cominciamo a dirci "passami il sapone fottuta signorina!" oppure "la prossima volta passami la palla, dannato masochista"! Eh, spoiler: non succede. E per fortuna, direi! E questa tipologia di dialoghi costante e fra tutti (ma proprio tutti) i partecipanti del Blue Lock tradisce un po' le aspettative di chi come me l'ha iniziato quando manteneva un'approccio più neutro, mettiamola così. Questa è un'altra ragione per cui non sta rispondendo più tanto ai miei bisogni psicologici, ma sono invece sicuro che sta rispondendo ai bisogni psicologici di una nutrita schiera di lettrici. Alla fin fine, in uno spokon, la cosa più difficile è proprio coinvolgere un pubblico femminile. Se siete ragazze e state seguendo questa supposta, mi dite oltre a haikyu e a blue lock se ci sono altri spokon che vi piacciono?
Diciamo che non è per nulla scontato che ci siano, questi spokon graditi al pubblico femminile, perchè i bisogni di una ragazza sono diversi, e poco si sposano con quello dello spokon. Certo che, se ci sono botti di ragazzoni (e ci sono, negli spokon classici) che si avvinghiano nella lotta sul campo, e se ci aggiungiamo alcuni dialoghi un po' spicy, ecco che lo spokon si trasforma in qualcosa in grado di coinvolgere (per ragioni che con lo spokon hanno poco a che fare) anche il pubblico femminile. Gli spokon infatti funzionano molto meglio, su un pubblico femminile, quando non ci sono atlete femminili, ma atleti maschili. Sempre un po' per quella propensione del pubblico femminile ad osservare da fuori, evitare coinvolgimenti troppo seri a livello emotivo, essere voieur degli eventi.
Il punto è che però questi ammiccamenti al boys love all'interno del blue lock, che sono diventati all'ordine della pagina, non rappresentano molto la vita che i ragazzoni dovrebbero affrontare, contrapposta alle sfide del blue lock. La vita è fuori dal Blue Lock, comunque, ed è fatta da sfide che vanno al di là, includono e trascendono lo sport.
Vi faccio due esempi su tutti di spokon che trascendono e arrivano ad includere la vita vera: La stella dei Giant e Initial D.
Ne La stella dei Giants, c'è un numero di sottotrame che non dipendono minimamente dal baseball ma dipendono dalle relazioni di Hoshi con il mondo, con il padre, la sorella, con quell'amore di un'estate che nasce e muore e devasta il cuore del protagonista (e il nostro). Questa è "vita", che ovviamente poi risulterà in contrasto con il baseball, ma non si può prescindere dalla vita nel mondo, non si può astrarsi da essa e pensare che non arriverà a chiederti il conto.
In Initial D la vita è presente invece tramite le storie d'amore dei personaggi più importanti. Anzi oserei dire che ci sono personaggi secondari che diventano importanti proprio grazie a questa vita che entra di prepotenza all'interno delle loro storie. Quando leggo initial D, mi trovo spessissimo a desiderare di vederla quella vita, quando le corse in macchina diventano un po' troppo presenti. E puntualmente arrivano e mi rendono felice. Nessuno è mai stato particolarmente interessato per esempio a Iketani o Takeuchi, che sono delle pippe a guidare al confronto di Fujiwara, fino a quando le loro storie d'amori adolescenziali così "reletable" non entrano in gioco. Dopo quei volumi, la loro presenza in scena è venti volte più sentita dal lettore.
Nel blue lock l'unica concessione al mondo, alla vita, che si fa ai personaggi è la situazione di partenza di ciascuno, quindi il passato, che come tale intanto è lontano dalla situazione attuale del personaggio, ma poi è poco _reletable_, perchè non sta accadendo in tempo reale. Sono avvenimenti conclusi e quindi di impatto emotivo limitato. è il problema dei flashback. Quindi non ci sono evoluzioni dei personaggi al di fuori delle loro skill calcistiche, e anche se il mental coaching dovrebbe servire ad ampliare le loro possibilità nel mondo, in realtà amplia solo le loro possibilità nello sport calcio. Questa è una grave mancanza, che è però praticamente impossibile da riempire, proprio per le caratteristiche intrinseche della storia. Diamine, si chiama Blue Lock, deve essere ambientato in quel contesto, ovvero la facility in cui loro si allenano SENZA contatti con l'esterno, in pratica è il vero centro nevralgico della storia e uno degli aspetti più intriganti! Molto tempo fa ho parlato di One Punch Man in una supposta, e di come spesso si verifichi che la cosa che rende interessante un personaggio o una storia in realtà possa essere anche quella che li intrappola. Blue Lock è un altro di questi casi. La trappola si compie solo perchè sono storie molto lunghe, pensate per andare a vanti all'infinito, e questa loro dimensione temporale allungata fa si che col tempo vengano fuori le corde narrative che tengono intrappolata la storia. E non c'è molto da fare tranne una cosa: cambiare completamente paradigma.
Conclusione
Questa è una predizione, ma non so se si avvererà. Perchè ci sono due strade davanti al Blue Lock. Una è la strada della continuazione: cosa che funziona non si cambia, direbbero gli editor, quindi nuovi blue lock, nuovi allenamenti, nuove partite protette o meno. L'altra, che secondo me è possibile, è un cambio direzione netto, con la vita al di fuori del blue lock. Non voglio dire che non ci saranno partite, ovviamente, perchè uno spokon è uno spokon e non potrà invertire la rotta. Tuttavia se la vita vera facesse uscire allo scoperto per davvero i personaggi, ecco che si verificherebbe qualcosa di inaspettato e intrigante. Qualcosa che non è mai stato secondario nella gestione di uno spokon, anzi! Dagli albori dello spokon fino ai tempi moderni, la vita è sempre stata il centro. La stella dei Giants è una continua lotta dello sport, in quel caso contro la vita. La vita è super preente, si mette sempre di mezzo e hoshi è costretto a fronteggiarla (e a sacrificarla) per mettere in discussione la sua determinazione sempre, in ogni occasione. Per lui la vita erano prove da superare (sempre sacrificandole in nome del dio sport) per arrivare a quello che era il suo obiettivo: eccellere nel baseball. E si può giungere fino alla parte opposta dello spettro, rappresentato nella nuova generazione manga da Blue Box. In Blue Box la vita è in effetti il centro di tutto e lo sport viene in secondo piano. Escludere la vita dallo spokon come ha fatto Kaneshiro sensei è molto pericoloso, in termini di longevità della storia e quindi del manga. E nonostante questo è riuscito a tenere altissima la tensione per 28 volumi. Merito del suo genio e della sua inventiva. E ora che siamo arrivati agli stadi finali della spirale dinamica, cosa succederà?
Sono sicuro che il sensei ce lo farà capire, perchè in tutte le sue opere non ha mai trascinato il finale solo per allungare il brodo. Non mi aspetto che lo faccia nemmeno per Blue Lock, anzi. Mi aspetto che finisca proprio quando le idee geniali verranno meno, quando avrà esaurito lquello che voleva dire con questo manga. In pratica quando il mental coaching arriverà al termine. E non so cosa ne pensino tutti gli psicologi comportamentali là fuori, Mind compreso, ma la vita e la mente, una volta che hanno capito come evolvere, non si fermano più.
Vai, Isagi, mostraci la via, mostraci cosa è capace di fare una mente che ha imparato a analizzare se stessa e il mondo che la circonda.
Mostraci di cosa possiamo diventare capaci quando impariamo a vedere tutto come una cosa sola, a integrare tutte le cose dando loro una visione unica, basata sul nostro personale interesse e sulla ricerca della nostra felicità.
E mostraci cosa succede quando la si raggiunge, questa felicità, e di come sia in grado di cambiare in meglio anche il mondo attorno a noi.