Ci sono state supposte piuttosto dure da assumere, lo so.

Siete rimasti un po' spiazzati dalla supposta sul collezionismo, da quella sul pericolo che corre il mercato del manga, da quella in cui mi mettevo a sorpresa dalla parte delle case editrici.

Il futuro del manga non sembra così roseo, anche guardando gli ultimi dati delle vendite, per quanto ho già detto che non rappresentino sempre la verità del mercato, anzi. Ma quale é il futuro del mercato del manga in Italia?

In questa supposta vediamo di andare non tanto a predirlo, perché mica ho la bacchetta magica di Harry Potter! (Anzi, manco quella poteva predirlo, il futuro!), quanto a crearlo.

Ma per ora rilassiamo le chiappe e ascoltiamo meditando la nostra sigla.

Consapevolezza e criteri

Vi ripeto ancora una volta lo scopo di queste supposte. Creare lettori (e autori, e case editrici e chi più ne ha più ne metta) consapevoli. Ma cosa vuol dire questo? Nella mia mente vuol dire che stiamo aumentando la nostra cultura, cioè le cose che sappiamo, per avere la possibilità di fare delle scelte non a cazzo, ma che hanno dei criteri. Non sentendoci in balia delle scelte editoriali, degli influencer, di chi ci dice che cosa dovrebbe piacerci, ma sentendoci finalmente liberi di scegliere e di giudicare un manga e tutto l'apparato che ci sta attorno.

I criteri che prendiamo come base per le nostre scelte sono di natura variabile e ci servono per essere i protagonisti delle nostre scelte, non degli NPC qualsiasi. Sono tecnici, quando dipendono dalla qualità oggettiva del manga che stiamo leggendo, quindi a tutti gli effetti come quel manga é fatto, come é costruito, realizzato. Queste sono i meccanismi del gioco che stiamo giocando, vi ricordate?

Sono comprensivi di tutti i player che agiscono nel mercato del manga, quindi sono l'equivalente del campo da gioco. Più conosciamo come funziona l'apparato del manga, comprensivo di tipografie, case editrici, case distributrici, fumetterie, librerie e chi più ne ha più ne metta, più capiamo il perché di determinate scelte.

Sono interiori quando dipendono dalla nostra situazione di vita, dalla nostra età e dai nostri bisogni psicologici.

Sono interiori, quindi dipendono dal momento della nostra vita che stiamo vivendo e dai bisogni psicologici che ne conseguono.

Questi sono i criteri per raggiungere piano piano la consapevolezza, l'illuminazione. E sono anche i criteri che utilizzeremo per costruire il mercato del manga del futuro, durante questa supposta. Ho usato la parola costruire, esatto. É ora di finirla di guardare ai risultati delle vendite e allo stato del mercato e allargare le braccia, come se non dipendesse da noi se il mercato va bene o va male, come se fosse una cosa decisa dall'alto, dal cielo in persona. Ehhh, se va male bom. É finita. Non rimane nulla da fare. Assolutamente no.

Se pensiamo di non avere un ruolo, nell'andamento del mercato del manga, se pensiamo che non dipenda da noi, abbiamo già perso. Come lettori, come autori, da qualsiasi parte la vogliate vedere. Il mercato del manga e del fumetto in generale non é più un mercato, perché così dice il Washington Post? Si fotta, il Washington Post! Il destino del manga, di questo splendido strumento di intrattenimento, é nelle mani di ciascuno di noi, e ciascuno di noi può cambiarlo e farlo rinascere. Non basta convincersi di questo, bisogna davvero mettersi in gioco, fare delle scelte consapevoli, e fare delle scelte vuol dire sempre che se scegliamo una cosa, rinunciamo all'altra. Un concetto, questo, non familiare per esempio ai collezionisti. Non si tratta di rinunciare a qualcosa, nel caso di un collezionista. Si tratta di avere tutto. Ed ecco perché tendo a non considerare il collezionista come un lettore consapevole: le sue scelte sono dettate dal bisogno compulsivo di avere, e il più delle volte non importa nemmeno avere "cosa".

Il lettore consapevole attua delle scelte vere, quelle in cui davanti c'é un bivio e prendere una strada significherà per forza abbandonare l'altra. Ma é così che va la vita, raga. Ve ne sarete accorti. Scegliere consapevolmente vuol dire una sola cosa: non provare alcun rimorso dopo per la decisione presa. Vediamo in cosa consistono queste scelte eroiche, che già solo per la loro definizione dovrebbero farci sentire dei cazzo di protagonisti epici, e vediamo come queste scelte potrebbero essere in grado di creare un futuro nuovo e diverso per quanto riguarda il mercato del manga.

Libreria o digitale

Una prima scelta che ci si pone davanti é quella che ormai aleggia sul mercato da quando i device personali come smartphone e tablet sono presenti nella nostra vita che noi lo vogliamo oppure no. É la scelta del supporto con cui usufruire di manga. Cartaceo o digitale?

So che molti di voi hanno preferenze, e io stesso ho avuto periodi in cui leggevo soltanto in digitale e periodi in cui non potevo fare a meno del cartaceo. Ora sono in un periodo da cartaceo, ma temo finirà presto. Per un semplice motivo: c'é un limite a quello che la mia splendida libreria può contenere. É un motivo banale, ma forse banale proprio non lo é! Perché lo spazio attorno a noi é il modo in cui decidiamo di organizzare i nostri interessi, ma anche le nostre scelte di vita. Per esempio, se andiamo a vivere fuori casa e la nostra nuova casa é un bilocale arredato perché non possiamo permetterci di meglio, la nostra collezione di manga potrebbe rimanere a casa dei nostri genitori, o peggio ancora venir relegata in cantina. Il passo successivo é scordarci di aver mai amato il manga e passare ad altro. Magari la lobotomia di Netflix. Occupa così poco spazio!

C'é anche un'altra serie di motivi per cui penso che presto passerò al digitale spinto. Ne parlerò meglio in un'altra delle scelte, ma passare al digitale vuol dire di botto eliminare una serie di sprechi. E per aumentare le possibilità che il futuro del manga sia roseo, eliminare gli sprechi é fondamentale. Sprechi economici, che pesano in maniera terribile sul mercato, e anche di risorse.

Prima di tutto, una precisazione: non pensate che leggere sul vostro tablet sia in generale una scelta meno dispendiosa di risorse del leggere in cartaceo. Certo, verrebbe da pensarlo: non abbatto alberi, le industrie cartiere (che sono fra le più inquinanti) non lavorano a pieno regime, non ci sono camion per le strade e i distributori prendono molte meno risorse, ecc ecc. Tutto molto vero.

Purtroppo noi tendiamo a non considerare una serie di risorse che andiamo a consumare quando leggiamo sul nostro Kindle o peggio sul nostro tablet. vi dò una serie di dati che ho preso da una ricerca giapponese, manco farlo apposta, che paragona il costo in termini di risorse ambientali fra la produzione di libri e di ebook.

Ok, prima di tutto: dobbiamo avere un dispositivo eReader. "Questi dispositivi – molto più green del vecchio amico libro di carta sotto l’aspetto della “forest conservation” – richiedono l’utilizzo di terre rare, sostanze non rinnovabili e spesso tossiche (specialmente nelle batterie) e non possiamo dimenticare i processi di lavorazione che generano dispendio di energia elettrica, l’imballaggio, il trasporto, i consumi energetici durante il funzionamento e lo smaltimento del prodotto a fine vita.

Sembra che a livello di impatto ecologico produrre un eReader corrisponda a stampare circa cinquanta librie si stimano tra i 130 e i 168 chilogrammi di CO2 emessa in atmosfera per ogni dispositivo prodotto (il dato è piuttosto variabile, poiché dipende dalle caratteristiche del device)."

Certo, questo riguarda la produzione di un ereader, che si suppone noi possiederemo per un po'. Salvo l'obsolescenza programmata! Io ho avuto tre tablet nella mia vita, il primo dei quali ho ripreso in mano il mese scorso per capire se potevo usarlo per semplici task, ma salta fuori che è talmente obsoleto che non posso farci niente tranne che accenderlo. Questo è molto brutto. Ma c'è da dire che era un tablet di circa 15 anni fa. più o meno vuol dire che in 15 anni ho comprato 50 libri, facendo il calcolo che fa questa ricerca. e secondo voi, in 15 anni quanrti manga ho comprato? Vi dò un aiutino da casa: molti di più di 50. Ma molti di più di 150, facendo il calcolo anche per gli altri 2 tablet che ho comprato.

"Anche per quanto riguarda la distribuzione dei file on line, bisogna considerare che - seppur non vengano trasportati su strada come i normali libri - sono salvati su server remoti, a loro volta inseriti in grandi server farm, che consumano ingenti quantità di energia ed emettono migliaia di tonnellate di anidride carbonica all’anno."

Lo studio molto approfondito di cui stiamo prendendo i dati, si chiama "Emissioni di gas serra nel ciclo di vita degli e-book rispetto ai libri cartacei: un caso di studio giapponese”, e ha preso in valutazione tutti i fattori principali nel ciclo di vita del libro cartaceo e dell’e-book: materia prima, tempi di utilizzo, abitudini dei consumatori, e smaltimento finale. Vi leggo uno stralcio dello studio:

 «Quando l’e-book è stato confrontato con un libro cartaceo, i risultati hanno indicato che il numero di libri letti sul lettore di e-book durante un dato periodo era cruciale per valutarne le prestazioni ambientali rispetto ai libri cartacei. I risultati indicano che esistono categorie di impatto e circostanze in cui i libri cartacei sono preferibili agli e-book dal punto di vista ambientale e viceversa. Secondo l’analisi che prende in considerazione la lettura di un libro una sola volta, l’impatto di un libro cartaceo è pressoché uguale a quello di un e-book letto su un dispositivo. Mentre con scenari di tempo di utilizzo in cui i dispositivi e-book vengono utilizzati solo per 15 minuti al giorno, l’impatto di un libro cartaceo è maggiore». 

In conclusione lo studio afferma che «Non esiste quindi una risposta univoca su quale libro sia migliore dal punto di vista ambientale. Per migliorare le prestazioni ambientali dell’e-book, un dispositivo digitale per la lettura dovrebbe essere utilizzato frequentemente, la durata del dispositivo dovrebbe essere prolungata, per quanto possibile, e quando non viene più utilizzato, il dispositivo dovrebbe essere smaltito in modo appropriato, rendendo possibile il riciclaggio dei materiali. Inoltre, la produzione dell’eReader dovrebbe essere efficiente dal punto di vista energetico e mirare alla riduzione al minimo delle sostanze tossiche e delle materie prime rare utilizzate».

Quindi nel momento in cui pensassimo di passare al digitale, come sto facendo io in questo momento, devo considerare che non posso farlo in maniera parziale, magari minima, tipo un titolo su dieci me lo leggo in digitale. Eh, così l'impatto ambientale è ancora più forte dell'uso di un libro cartaceo! No, se si passa la sponda, si deve passare seriamente.

Questo vuol dire rinunciare del tutto al cartaceo?

Da tutto quello che è venuto fuori anche dai commenti alla supposta sulla fine del mercato, è un po' utopistico pensare che i lettori facciano uno switch al digitale drastico e senza ripensamenti. AVERE un libro è ancora una cosa troppo goduriosa, dà troppi feels e lo sfogliapagina, quello stupendo meccanismo che rende il manga cartaceo così superiore agli altri sistemi di intrattenimento, non è ancora sostituibile in digitale. All'applicazione Kindle manca tanto così, ma ancora non ci arriva. Quindi?

La soluzione che possiamo ipotizzare in maniera realistica è un buon punto di mezzo. Che tenga anche in considerazione le aberrazioni dovute al collezionismo, perchè non dimentichiamocene, è tutto collegato.

Una possibile soluzione potrebbe essere questa: tutto viene letto in digitale, su un'unica piattaforma che possa fungere da nostra libreria (e per ora non ne ho trovate di migliori dell'app di Amazon, Kindle, tenendo presente costi accessibilità ed esperienza di lettura, magari andrò più a fondo in un'altra supposta). Ma rimane la possibilità di comprare il cartaceo per i titoli di successo e se un titolo ci è piaciuto particolarmente. In pratica una stampa on demand basata sulle prevendite. Zero sprechi, ottimizzazione totale, anche a livello distributivo ma ne parliamo dopo. In questo modo, si azzerano i costi ambientali della rilettura, perchè un conto è leggere una volta in digitale, un conto è leggere lo stesso manga trenta volte, perchè ci è piaciuto un botto. Ogni rilettura ha un costo, in digitale, mentre nessun costo se lo risfogliamo in cartaceo. Se dobbiamo rileggere, il cartaceo è la soluzione giusta. Ed è anche la soluzione che ci permette di salvaguardare il nostro desiderio di possesso, e tutti gli altri desideri fisiologici (vista, tatto, odorato, persino udito) che andiamo a soddisfare leggendo e sfogliando le pagine di un vero libro.

Mi sono concentrato sull'impatto ecologico anche se è innegabile che all'80% dei lettori non è che importi particolarmente dell'impatto ecologico, proprio è l'ultima cosa a cui pensano sfogliando un manga. Si sfoglia un manga per evadere dalle responsabilità, non perche altre pesino su di noi! Forse triste, ma inevitabile, è che quasi nessuno ha in mente l'ambiente mentre legge, e il passaggio al digitale diventa una semplice questione di diminuire il piacere della lettura.

Alcune testimonianze: "Sto tutto il giorno davanti allo schermo e non è bello che pure quando mi rilasso guardo un tablet." Super vero. " Con il digitale non percepisco l'odore della carta e dell'inchiostro, l'esperienza tattile è fredda, in generale i miei sensi non sono appagati." Anche questo è vero.

Ma vi ricordate all'inizio della supposta quando vi ho parlato di scelte e di precluderci delle vie nel momento in cui ne prendiamo altre? Si tratta di capire quale sistema è più efficiente e preserva meglio l'ecosistema manga, non di quello che pensiamo ci soddisfi di piu. Ma poi, non è vero che l'esperienza di lettura digitale è meno buona, è un pregiudizio, di solito di chi non ha trovato il device giusto per i dieci secondi in cui ha tentato di leggere un ebook. Nel qual caso, suggerisco per un paio di ragioni il Kindle kobo, (nessuno mi sponsorizza, non preoccupatevi) device molto diverso da un tablet, che ha una retroilluminazione e un effetto carta quasi del tutto paragonabile alla pagina stampata. Leggerci manga è un'esperienza, credetemi. Questo device consuma anche molto meno di un tablet qualsiasi, per dirne un'altra. Due piccioni con una fava.

Ah, fra parentesi, per quanto consumi, un tablet è possibile leggerlo la sera a luci spente, mentre un libro o lo si legge alla luce del giorno o si consumerà elettricità tenendo una lampada accesa.

Altra ragione per suggerire il Kindle kobo è che la dimensione della pagina singola è uguale a quella di una pagina manga. La lettura è seriamente impressionante.

Ma. Ci sono controindicazioni, ovvio. La più grande a mio parere come esperienza di lettura è il downgrade delle doppie splash, che vedete a schermo con un'effetto minore perché più piccole, invece che maggiore, andando così a falsare lo storytelling. Ci sono soluzioni ma ne parlerò in un'altra supposta dedicata. Ormai è chiaro che devo farla sta supposta sui sistemi di lettura digitale.

Variant e edizioni deluxe

Ho parlato di stampa, non solo di digitale. E penso davvero che una via di mezzo sia la soluzione giusta, ma non "avere sia il digitale che il cartaceo di tutti i volumi." Questo sarebbe il solito spreco, niente di nuovo rispetto a quello che già fanno adesso molte case editrici: entrambe le cose, a voi la scelta. Avendo entrambe le cose i clienti preferiranno sempre non la migliore, ma quella che hanno sempre utilizzato. E il libro cartaceo è l'esperienza che abbiamo utilizzato più volte da quando siamo nati.

I nativi digitali forse cambieranno tutto, avendo avuto da sempre esperienza contraria, e utilizzando da quando avevano zero anni il tablet dei genitori. Non sta a me dire se questa scelta è giusta o sbagliata, ma è un fatto innegabile che la soglia dell'attenzione e i disturbi dell'attenzione delle nuove generazioni sono in toto dovute proprio all'utilizzo indiscriminato dello scrolling e del binge entertainment, che permette di avere tutto subito e con scariche continue di dopamina nel cervello. Una volta sperimentato questo, anche solo pensare di dover faticare per più di un secondo per raggiungere dei risultati diventa un problema insormontabile. Non solo ma anche l'importanza dell'intrattenimento viene ridimensionata, perché non si è in grado di entrarci empaticamente per più di pochi secondi. Come possiamo essere partecipi o identificarci, se la nostra mente è continuamente distratta da nuovi stimoli. Li seguiamo come farfalline, abbiamo lo spam di attenzione di un cucciolo di cane, che si distrae subito se gli sventoli davanti un'attrazione nuova. Ma è indubbio che queste nuove generazioni abbiano una dimestichezza assurda con il digitale, tanto da non dover per forza considerare un'alternativa. Saranno loro a rivoluzionare il mercato?

Beh, l'esperienza digitale delle nuove generazioni sta già cambiando il mercato, basta guardare in Giappone, in cui la diffusione del manga avviene ormai principalmente attraverso canali digitali come smartphone e tablet. Nonostante le mezze milionate di stampe cartacee a numero.

Ma a parte questo, il cartaceo e il suo fascino rimarranno, penso, nei secoli dei secoli. É improbabile che il digitale vada a sostituire in toto le stampe. Ma nemmeno auspicabile, perché io non voglio perdere la possibilità di leggere dei libri e sfogliare delle pagine. Il fine è soltanto eliminare gli sprechi.

Ve ne ho già parlato di come le tirature siano meno costose se si stampano più volumi. Quindi la scelta della casa editrice, prima di stampare e ancora ignara di quante copie venderà di preciso, è quasi sempre di stampare più copie di quelle che venderà. Dove vanno a finire le copie in eccesso? In una cosa chiamata macero. Che bello, si ricicla! Eh, mica tanto. La verità è che montagne di energia, soldi e inquinamento se ne vanno nella stampa e nel macero di copie che non verranno mai vendute. Mai.

Altro problema questa volta opposto è la reperibilità delle copie una volta che quel determinato mangadopo il primo volume di tirature immense si è scoperto non vendere nulla. Dal secondo numero, le case editrici ritarano la tiratura. Conseguenza? La scarsità di certi titoli manga è imbarazzante. Un problema che sembra agli antipodi di quello del macero di cui ho appena parlato, ma che è figlio dello stesso sistema malato.

Ora vi illustro quella che potrebbe essere una soluzione fra l'altro già adottata da alcuni editori e produttori di fumetto del mercato, che hanno capito una cosa molto importante: non è necessario vendere milioni di copie per essere sostenibili e non fallire. Quello che è davvero necessario è OTTIMIZZARE.

Cosa fanno questi player minori, dette anche case editrici indipendenti, anche se la parola indipendente mi ha sempre lasciato basito, quando riferito ad una casa editrice?

Organizzano delle prevendite online sul proprio sito. Ma non prevendite fuffa di edizioni ultra limitate! Questo significa semplicemente fomentare il collezionismo becero, e siamo d'accordo che sia una potenza perché io casa editrice metto fuori 2000 copie di una Deluxe variant e in un giorno sono andate. Siamo d'accordo. Ma il problema rimane. Ricordatevi che quando i lettori ne avranno basta, di collezionare fumetti (e succederà), queste prevendite fuffa crolleranno! Lo stanno già facendo!

No, non si tratta di queste prevendite, ma di prevendite di edizioni che non prevedono scarsità. Tutto il resto lo potete tenere, case editrici: prezzi più alti, edizioni deluxe con stampe olo, cofanetti rigidi, anzi vi direi questo: più l'edizione è grandiosa, più la stampa è eccelsa, meglio è!

Perché questa edizione la comprerà solo chi ha adorato il manga in digitale e vuole a tutti i costi rileggeselo in cartaceo.

Questo è lo schema:

  • Lettura digitale di tutto quello che interessa
  • Acquisto dell'efizione più bella possibile dei titoli migliori che ci sono letti, magari con sconti per chi ha acquistato anche il digitale, tramite prevendite.
  • Questo prevede che tramite prevendita prima la casa editrice sappia quanti sono interessati ai volumi e POI proceda con la stampa, andando a modificare la tiratura in accordo. Niente sprechi. Il lettore sarà disposto a spendere di più, perché non compra tutti i santi volumi che legge in cartaceo, ma solo quelli che reputa per sé i migliori.

    Ho sentito dire del crowdfunding le peggio cose (è uno scam!, vendi cose che non esistono!, prendono i soldi e scappano!), ma l'ho invece sempre considerato un metodo geniale per bilanciare la produzione all'offerta. Non produci indiscriminatamente, ma dai a TUTTI gli interessati la possibilità di avere un'edizione super, coi contromaroni. Tutti possono averla, basta che ti muovi prima dell'effettiva produzione. Non ci deve essere scarsità, ma ci deve essere invece massima qualità. E massimo rispetto e considerazione per il tuo pubblico, più piccolo, più gestibile, che acquista molta più importanza e considerazione rispetto a tutti i commenti che per esempio ci sono sotto un post di Planet manga. Quelli si, che vengono considerati meno di zero! La variant edizione Deluxe diventa lo standard della produzione, niente numerati, solo massima qualità per tutti.

    Questo vuol dire una cosa: non si può e non si deve produrre tutto in maniera indiscriminata. State diventando lettori consapevoli. Ora avete degli strumenti concreti per giudicare un manga o l'altro. Ora potete capire se un manga vale la pena oppure no. Non siate lettori compulsivi! Non comprate indiscriminatamente! Facendo così, autorizzate gli editori a stampare le peggio merde. Non supportate gli autori! Facendo così anche se i loro manga fanno cagare li autorizzate a rimanere sul mercato così come sono, non gli permettete di crescere, non gli fate capire che DEVE crescere per stare su un mercato che vale!

    I titoli devono diminuire, per mantenere l'ottimizzazione. Ora come ora, il mercato è invaso dall'iperproduzione, che è uno dei mali più grandi dei mercati piccoli.

    Sapete cosa si fa quando si vende poche copie per titolo? Il mercato da sempre fa una cosa assurda. Stampa più titoli! Nella quantità troverà il suo guadagno. Vi sembra normale? Cioè visto che vendo poco di un titolo ne compro altri dieci e li piazzo sul mercato.

    C'è la convinzione che differenziando la proposta e facendo un botto di titoli, si venderà di più. E c'è un fondo di verità, ovviamente, perché si, venderò di più come casa editrice, ma spenderò e sprecherò i miei soldi per prodotti mediocri (se ne prendo dieci ovvio che devo risparmiare e quindi saranno titoli più caccosi di uno che costa tanto) che infesteranno le fumetterie come la gramigna.

    Volete pubblicare un botto di licenze? Benissimo pubblicatele in digitale, sperimentate con il sistema che costa a tutti di meno e soltanto poi, tramite prevendite, stampate titoli estremamente selezionati in base all'indice di gradimento. Niente di particolarmente eccezionale come metodo di business eh! Tokyopop, casa editrice americana, fa già così e mantiene il suo business esattamente con questo modello. Senza andare tanto lontano è quello che fa in Italia tatailab con le sue produzioni crowdfunding.

    C'è un problema connesso con questo, però. Ed è l'annoso problema della distribuzione.

    Sistemi di distribuzione e di vendita

    Per ottimizzare il sistema tutto è necessaria una cosa che farà molto male. Eliminare gli intermediari inutili. I passaggi dal produttore al consumatore mangiano la quasi totalità delle risorse.

    Una cosa che mi è stata detta ieri mi ha aperto gli occhi e come di consueto fatto esplodere il cervello. Supponiamo che io voglia aprire una mia piattaforma di vendita e lettura manga online. Magari sono anche una casa editrice, e quindi prevedo di metterci tutti i miei manga, quelli di cui ho comprato i diritti di pubblicazione. Ah, fra parentesi, i diritti di pubblicazione cartacei e quelli digitali sono due tipologie diverse e vanno acquistate singolarmente. Questo vuol dire che per molti dei cartacei presenti sul nostro mercato di cui non esiste la versione digitale, le case editrici hanno acquistato SOLO i diritti per la stampa cartacea! E molte licenze sono così, visto che da noi il digitale non va un cazzo.

    Dunque, se io voglio aprire una piattaforma, supponiamo voglia distribuire (perché di questo si tratta, distribuzione, anche se solo in digitale) anche i manga di altre cose editrici, non solo la mia. E voi direte? Ma no, coglionazzo di un editore, lascia solo i tuoi manga sulla piattaforma, così guadagni di più!

    Il fatto è questo miei signori, che in realtà non è proprio vero che guadagno di più! Eh sì, perché come distributore, io chiedo il 50% del prezzo di copertina! E non devo pagare licenze di sorta. A conti fatti fare da distributore quasi mi conviene rispetto che fare da venditore.

    Capite il paradosso? Io distributore che distribuisco in digitale il tuo manga, guadagno di più di te editore sulla vendita di quello stesso manga. Tu editore, guadagni di meno.

    Questa cosa è un'aberrazione, non saprei come chiamarla in un altro modo. Ed è un'aberrazione che può e sottolineerei deve essere eliminata. Come?

    Abbiamo la risposta sotto i nostri nasi e tuttavia solo pochi illuminati l'hanno abbracciata come si dovrebbe fare con il tuo enorme orso di peluche che ti ha rassicurato per innumerevoli notti quando eri un bimbo di 4 anni.

    Internet esiste. Le prevendite esistono. Il crowdfunding esiste. Il SMMarketing a portata di tutti esiste. Esiste un modo per eliminare tutti gli intermediari che non fanno altro che complicare inutilmente il mercato, vessarlo con costi proibitivi arricchendosi, controllarlo affossando o innalzando titoli a proprio piacimento, oppure semplicemente occupando spazio e bruciando risorse a sbafo.

    E fra tutti gli intermediari, qualcuno di voi sveglio l'avrà già anche capito, ci sono anche le fumetterie e le edicole.

    È necessario che io vi parli anche delle edicole? Suvvia, la vedete da soli, no?, che stanno scomparendo dalla faccia della Terra! Sono diventate obsolete, vestigia di un passato che credetemi non è destinato a tornare. Quindi no, non ho intenzione di sprecare tempo e fiato a parlarvi delle edicole. È un settore morto, appannaggio di qualche vecchio signore che ancora ci tiene, ai suoi riti giornalieri. E di qualche altro vecchio signore che vicino alla pensione non molla il suo cubicolo ripieno di giornali che nessuno compra.

    Ma le fumetterie? Povere fumetterie non hanno fatto nulla di male, loro! Ben detto!

    Ma non hanno fatto nemmeno nulla di bene. Perché dovrebbe sopravvivere un elemento del mercato diventato totalmente inutile, da quando posso fare ordini di fumetti e manga da Amazon e li ho nelle mie mani il giorno dopo? Perché son vicine a casa? Vicino non vuol dire DENTRO casa, il posto dove ti lascia i pacchi Amazon. Perché ti permettono di avere rapporti umani con altri appassionati? È da tempo che il ritrovo degli appassionati e degli amici sono server di discord, YouTube, gruppi di lettura, persino forum! Non prendiamoci per il culo, questi sistemi sono molto più efficienti e ricercati, rispetto a mi vesto, esco, vado in fumetteria. Era un rito, una volta, e l'unico modo che avevamo per controllare se qualcosa fosse uscito, fosse arrivato, disponibile, e accaparrarci la nostra copia che leggevamo appena usciti, perché quella sottiletta di slam dunk andava letta subito, in piedi fuori o dentro la fumetteria. Quei tempi sono finiti e non mi mancano nemmeno tanto. Le fumetterie sono diventate inutili. Perché non hanno saputo rinnovarsi nel momento in cui hanno visto (e lo hanno visto eccome!) di star diventando inutili. Sediamoci, lamentiamoci, non facciamo un cazzo per cambiare le nostre sorti. Ed ecco che si chiudeee.

    Le fumetterie così come sono sono inutili da un pezzo, anche queste appannaggio di una clientela di lettori ARIA alla ricerca spasmodica di qualcuno con cui parlare ad altissima voce dei loro manga preferiti, spesso un gestore svogliato che non ha voglia di suggerire, considerare la clientela, rispettarla, organizzare incontri di approfondimento, corsi di manga, diventare dei luoghi per diffondere la consapevolezza presso i lettori.

    Ci son fumetterie così, per esempio le mie amiche di Mondi Paralleli ad Arconate hanno creato uno spazio di questo tipo, che non è solo vendita di roba. È uno spazio amichevole in cui si può leggere, imparare, confrontarsi e trovare un piccolo rifugio. Così coinvolgi la gente! Così crei nuovi lettori! Così dai qualcosa alla catena di intermediari del fumetto che SERVE al fumetto. Che non è inutile.

    Altrimenti, non piangerò quando non ci sarai più.

    Perché non si piange per qualcosa di cui non senti la mancanza.

    Se le fumetterie dovessero sopravvivere, quello che mi auspico è che comprino direttamente dalle case editrici, facciamo stampe speciali, magari anche differenziate per fumetteria, creando un'offerta unica per i propri clienti. Queste cose esistono già legate al mondo delle variant e sono idee che aiutano il mercato al posto che tarpargli le ali.

    Ma più ci penso e più divento consapevole che le poche fumetterie sopravvissute sono fumetterie illuminate che hanno saputo cambiare la loro identità profonda. Basta coi rivenditori, asettici e svogliati, che quando gli entri in negozio sembra che gli hai schiacciato un brufolo sul culo! Ohii? Son qui per comprarti qualcosa, se va bene! E invece sembra che ti ho provocato il fastidio più grosso della tua giornata!

    I rivenditori sono morti. Benvenuti ai salotti manga, piuttosto, pieni di lettori ma anche di autori, per esempio.

    Autori

    E arriviamo alla parte che mi interessa in modo personale. Gli autori. Anche loro devono essere parte del cambiamento, anche loro sono parte di un'equazione di ottimizzazione.

    L'ottimizzazione parte da questo: i prodotti fatti di merda devono sparire dal mercato.

    E voi direte ovvio, i prodotti merda non hanno possibilità di sopravvivere in un mercato professionale in cui devi guadagnare per vivere (guardatevi le supposte sui professionisti). Peccato che invece un decennio di pubblicazioni indiscriminate abbiano invece reso il pubblicare merda qualcosa che si fa eccome!

    Tutto è partito con l'esplosione dei social di un po' di anni fa. Con numeri di followers che superavano le decine di migliaia, disegnatori che potevano a malapena fregiarsi di questo nome sono saliti alla ribalta: se il mio lavoro piace a così tanta gente, questo è un sintomo indiscutibile del mio talento nel disegno e del mio genio. Del fatto che sono degno di varie cose, oltre che della reputazione che mi sono fatto. Per esempio, sono degno di essere pubblicato. Ma il problema non è di questa tipologia di utenti social, che essendo amatori non hanno la possibilità di capire di essere in realtà merdacce sotto innumerevoli punti di vista. Se sei un amatore, quando ti viene mezza cosa giusta pensi di essere un dio del disegno, perché non hai le conoscenze per capire diversamente. Non hai chiesto il parere a gente che ne sapeva più di te, ma hai collezionato i pollici in alto di gente che ne sapeva molto meno di te! Ti è mancato il feedback per capire che stavi disegnando merda. Quindi non ne sei assolutamente consapevole. Il problema non è tuo, o utente da 30.000 followers.

    Il problema vero è stato delle case editrici, che ingolosite da vari fattori (il primo dei quali era appunto la quantità di persone a cui poteva vendere il prodotto quasi in linea diretta e risparmiando su tutto, soprattutto sulla promozione) hanno deciso di pubblicare questi utenti (non mi va di chiamarli disegnatori, perché non basta tenere in mano una matita e scorrere la punta su un foglio, per dirsi tali), quindi pubblicare questi utenti nelle loro collane.

    Se tu casa editrice mi dici che sono degno di essere pubblicato, io mi ritengo di brutto un genio e un disegnatore fatto e finito. La mia roba continua ad essere merda sotto tutti i punti di vista, perché non ho studiato, non ho fatto nulla se non intrattenere i miei followers con qualcosa che li titillasse nel momento fatidico in cui schiacciavano quel like. Eppure io mi vanto dello status di disegnatore, o peggio ancora dello status di autore. E chi può dirmi niente?

    La colpa questa volta, è davvero delle case editrici! Hanno contribuito all'affossamento del livello delle opere manga in Italia e allo stesso tempo hanno giustificato l'esistenza di disegnatori e autori che non sono tali.

    E questo è risultato un problema.

    Eh sì, perché per esempio ha giustificato influencer che sostengono che i manga non si possono fare se non in Giappone, e chi può dargli torto se viene pubblicata questa roba che qualitativamente non è nemmeno lontanamente paragonabile ad un manga?

    Ve lo ripeto, raga, l'apparato produttivo, di cui parlerò in una nuova supposta, del manga italiano non permetterà facilmente la pubblicazione di un manga paragonabile come qualità ad un manga giapponese. Però ci stiamo avvicinando a grandissimi passi.

    Leggete Kohva, manga spagnolo dell'autrice Konata ed edito da Gaijin. È un manga eccelso e la punta di diamante del manga europeo. Mi spiace, nessun altro manga europeo è arrivato così in alto a livello qualitativo. È a tutti gli effetti un manga pubblicabile in Giappone, e infatti verrà pubblicato in Giappone.

    E sebbene ci siano e siano visibili a tutti punte di eccellenza nel mercato non giapponese del manga, anche in Italia, l'iterata pubblicazione di opere manga di scarsa qualità in Italia sta continuando, non è finita. Perché i precedenti lunghi un decennio hanno fatto sí che beh, se quell'autore li viene pubblicato, allora posso essere pubblicato anche io, no? E non è che non vendano, opere del genere! Vendono eccome, per l'effetto della scia di followers che hanno sviluppato un rapporto ormai di succubi nei confronti del loro autore di riferimento! E quindi, tutti contenti? Case editrici contente perchè vendono, pseudo autori contenti perché hanno riconoscimenti e reputazione, lettori contenti perché hanno i feticci dei loro idoli social. Cosa c'è di male?

    Il male non è visibile perché guarda solo la superficie, ma per chi va a fondo come noi suppostari è evidente. SUPPORTARE opere che non sono di qualità vuol dire affossare la qualità globale del mercato. Vuol dire abituare gente a mangiare merda finché, beh, non se ne accorgerà, che sta mangiando merda. E allora sarà troppo tardi, perché giustificate dalle vendite le case editrici avranno creato intere schiere di prodotti merda, che rimarranno invenduti.

    Gli autori non si chiederanno il perché le caeceditirci non li pagano, quando c'è un unico motivo: il tuo manga non vende. Non. Vende. E la colpa è tua, autore o pseudo tale, che non hai saputo fare un prodotto di qualità. Se prescindiamo dalla qualità, siamo fottuti. Allora si che le AI prenderanno il sopravvento con storie illeggibili e senza senso dalla grafica pitturata e incoerente.

    L'appello quindi è il seguente: non SUPPORTATE gli autori, o lettori. Comprate solo e soltanto quello che vi piace.

    E ormai l'avrete capito, che quel mi piace è una grossa responsabilità. Non potete dire mi piace con leggerezza, non più. Dopo aver ascoltato questo podcast, avete una grossa responsabilità, quando comprate un manga online, quando lo comprate in cartaceo o in digitale, quando lo valutate mentre lo leggete o lo rileggete.

    Avete la responsabilità di capire il PERCHÉ quel manga vi piace. E di distinguere i tratti oggettivi del manga (se il manga in se è fatto bene per il target a cui si rivolge, che potreste non essere voi), dai tratti soggettivi (quindi quali bisogni della vostra psiche quel manga soddisfa).

    E attenzione, non prendete questa considerazione come una giustificazione! Non dite a cuore leggero "questo manga mi piace perché ho dei bisogni psicologici diversi dai tuoi". Punto.

    Perché in base a quello che scoprite di voi stessi, il senso è che potreste anche voler cambiare. Potreste decidere di effettuare dei cambiamenti nei vostri bisogni psicologici perché avete realizzato che non volete essere più così, e che volete crescere come lettori e come esseri umani. Un manga fatto bene fa anche questo, ti cambia. Non supportate gli autori. Non comprate prodotti scadenti solo perché beh, quel poveretto ha bisogno di una spinta. No. Se volete spingerlo a migliorare, non comprate manga fatti male. In questo modo capirà che qualcosa è sbagliato e lo cambierà, evolvendosi. Questo è il vero modo di aiutare gli autori. Visto che le case editrici sembrano incapaci di farlo, spetta a voi. Le vendite faranno realizzare alla casa editrice che non è più il caso di affidarsi a Mangaka wannabe.

    Concludo. Qual è il futuro del manga?

    La situazione non è rosea, raga, ma non è nemmeno disperata come sembrano dire tutti su internet da un mese a questa parte. Le vendite sono calate, e allora? Sono momenti come questo che stimolano a trovare strade nuove, nuovi player nel mercato, nuove strategie e perché no, nuovo pubblico.

    Ma una parola svetta su tutte e l'avrete capito da questa supposta. Ottimizzare.

    Senza la possibilità di limitare gli immensi sprechi della catena produttrice non avremo una chance di sopravvivenza. Tante cose vanno tagliate su tutti i fronti e noi siamo in prima fila.

    Proprio così, gente, siamo noi a decidere tutto. Noi che leggiamo, noi che disegnamo, noi che editiamo, noi che rivendiamo.

    Intraprendiamo insieme la strada della consapevolezza. Prendiamo insieme la scelta dell'illuminazione e dell'espansione a tempo indeterminato della nostra cultura e delle nostre conoscenze.

    Il manga del futuro, quello vero, quello bello, quello entusiasmante è qui a pochi passi da noi che ci aspetta.

    Dobbiamo solo fare, un passo alla volta, la strada infinita, senza chiudere mai gli occhi.