Sono ormai molte notti che mi sveglio alle 3.30 e non riesco a riprendere sonno. Rimango sveglio a rimuginare, pensare al lavoro (che continua come sempre), partorire idee per nuovi e futuri lavori...
E pensare.

Il pensiero mi nasce da una sensazione, una progressiva presa di coscienza nata da qualcosa che sento e che mi seppellisce in una cripta di profondo disagio, come se la mia anima sentisse qualcosa di profondamente sbagliato che la avvolge.
Tutto questo, dall'inizio della pandemia/emergenza del covid 19.

La sensazione è nata piano, così come è nata piano l'emergenza, ma ha scalato presto e mi ha spinto a farmi domande, ad arrabbiarmi, a non comprendere.

Prima di tutto, c'è stata l'informazione. O la mancanza di un'informazione chiara e specifica.
La mia sensazione allora era di totale spaesamento. Per la prima volta in vita mia ho provato ad informarmi e non ci sono riuscito. Tutti dicevano il contrario di tutto, la bestia social ruggiva a pieni polmoni e non mi mollava, mi girava intorno e si prendeva brandelli della mia intelligenza, ognuno segnato da un hashtag imposto, un #iorestoacasa o un #socialdistancingchampion.

Ora lo spaesamento non c'è più. Ha lasciato il posto alla rabbia, che mi spinge a svegliarmi alle tre di notte e a rimuginare, appunto.

Sono arrabbiato.

Sono arrabbiato perché vado al supermercato e non riconosco le persone, con quella mascherina che non serve a un cazzo. Loro mi salutano, perché io la mascherina mica l'ho trovata ancora (e devo ammettere che neppure l'ho cercata più di tanto), mentre io nemmeno le riconosco. Sono arrabbiato perché vedo, in me e nelle persone che mi circondano, il disagio di sentirsi troppo vicini, quando ci passiamo accanto nelle corsie dei surgelati o quando ci salutiamo brevemente senza dire altro che ovvietà imbarazzanti.
Sono arrabbiato perché il mio comportamento sociale sta mutando, e non l'ho deciso io. 

E chi l'ha deciso?

Qualcuno potrebbe dire il virus, Madre Natura, o in piena vena di dire minchiate qualcuno potrebbe dire persino Dio.

Ma il virus si chiama covid 19 perchè ce ne sono prima altri 18 e ce ne sono dopo altri mille. Si chiama così perchè è un fottuto virus dell'influenza come ce ne sono milioni, composti da particelle così minuscole che le mascherine non servono certo a tenerle fuori, e che un vaccino non basterà a sconfiggere.

Non mi sono mai schierato con nessuna parte, mai. Non mi piace schierarmi, non mi piace prendere una posizione su argomenti mainstream. E non perché non ne abbia una, di opinione, ma perché l'estremismo di concepire una sola posizione riguardo alle cose e di voler convincere tutti ad adeguarsi è, sia dalla parte dei governi che dalla parte dei popoli, una costrizione che mi spinge a ribellarmi subito e con tutta la forza che ho.

Non voglio stare dalla tua parte o dalla parte del tuo "nemico", il solo fatto di concepire una dualità del genere mi fa schifo.

Bene, in questo caso, mi piace ancora di meno prendere una parte che hanno deciso altri al mio posto.
Qualcuno che non sono io ha deciso che tutti (tutti quanti) debbano avere il TERRORE di questa particella virulenta. Oh, sì, molto virulenta, esci e abbracci qualcuno e puoi beccartela, e ormai direi che questo è stabilito. Puoi morire, capisci?? 
Ma esci e non abbracci nessuno e puoi beccartela lo stesso. Anzi, esci e magari l'unica macchina in giro per strada ora ti piglia sotto e muori sul colpo. Oppure uno dei rami dell'albero di fronte a casa tua cade, ti becca in testa e te la apre come un melone. E muori. Muori.

Perché se c'è una cosa che è sicura della vita, è che alla fine muori.
Quello che non è giusto è avere il TERRORE di morire, perché da che mondo e mondo è proprio quel terrore che ti impedisce di vivere.

Ho una zia. Ha 89 anni e a maggio ne compirà 90. Ci sono molto legato, perché quando ero bambino andavo sempre da lei con mio fratello, in estate, e ci trascorrevo tutti i mesi di vacanza da scuola, a giocare, disegnare, correre in bici sulle strade semideserte di paese.
Adoro mia zia e le voglio un bene dell'anima. Sono andato a trovarla settimana scorsa, l'ho abbracciata e baciata e le ho tenuto la mano per tutto il tempo in cui sono stato lì.

"Pazzo!!" "Sconsiderato!!" "Coglione!!" "Mantieni le distanze!!"

Già la sento, la bestia dei social che mi inonda di insulti, perché se mia zia muore, sarà colpa mia, mica del fatto che ha 90 anni, sarà colpa mia che le ho trasmesso il virus, che le ho trasmesso la morte, perché questo virus è come la peste e peggio, e uccide, uccide, uccide.
Senza tregua, milioni di bare trasportate dai convogli militari (ma poi PERCHÈ i convogli militari, che già di solito muoiono centinaia di persone al giorno negli ospedali e mica li portano fuori in parata!?!).

Insomma, sono stato egoista, ad abbracciare mia zia, e sconsiderato. Lei era una persona a me così cara e morirà per un mio capriccio. Il capriccio di volere bene a qualcuno e dimostrarglielo.

Beh, vaffanculo.

Se il futuro è fatto di mascherine e di metri di distanza, io non lo accetto. E se mia zia vuole un abbraccio e un bacio a 90 anni, io glielo dò senza esitare. Dovremmo mantenere un metro di distanza da chi? Dagli estranei? Da quelli che conosciamo appena? Da tutti compresi i nostri genitori e i nostri figli? 

In base a che cosa stabiliamo da chi dobbiamo distanziarci e da chi invece no? 

Sono pronto a scommettere che i vostri figli li abbracciate, li tenete stretti, in culo al covid 19. Eppure sono gli esseri umani a cui volete bene di più e la logica di stato sarebbe di starci il più lontano possibile, per evitare "contagi"... 
Ma è veramente possibile distanziare le persone senza raggelare il nostro cuore? Senza che muoriamo dentro? Senza che tutto ciò ci renda meno di merde ambulanti? 

Francamente? Preferisco morire col covid 19 (perché morire DI covid 19 dicono che sia piuttosto raro...) che vivere così.

E i social continuano con le loro aberrazioni, tipo che nel futuro la mascherina sarà parte del nostro outfit, dell'abbigliamento di ogni giorno, oppure che non ci saranno più i banconi dei bar o gente che si siede nei tavolini vicini dei ristoranti...
Ma di che cosa cazzo stiamo parlando??

Stiamo permettendo a qualcosa (supponiamo sia qualcosa e non qualcuno) di cambiare il cuore della nostra società in maniera drastica e a livello globale. Il MONDO è unito su questa cosa, e mi spiace se NON lo vedo come un atteggiamento aperto e cosmopolita di solidarietà panteistica, ma come il tirare le fila di un regime tirannico che mi impone di fare qualcosa a causa di un pericolo presunto che non va più lontano di un sovraffollamento degli ospedali e di una moria di vecchi. 
Problemi reali, oh, sì! Non nuovi, eh? Ma reali...
Ma tanto gravi da farmi inaridire il cuore e l'anima? Da togliermi l'umanità di amare qualcuno? Di rendermi un'isola collegata al mondo soltanto dal 5G?
Se tutto NON tornerà come prima, come prevedono questi Re dei social, sarà solo colpa nostra.
Sarà la nostra volontà a non farlo tornare come prima.

Non voglio addentrarmi nelle teorie del complotto che spuntano a destra e a manca sulla rete. Sinceramente non mi importa un fico secco di quale sia stata la causa di tutto ciò, non mi importa se alla base ci sta un virus creato dalle mani dell'uomo, la spinta alla diffusione del 5G o i pipistrelli.

Perchè alla base, in realtà, non ci sta niente di tutto questo.

Alla base ci sta la paura che abbiamo della morte.
Il TERRORE puro di dovere un giorno morire e di non aver mai fatto pace con questo pensiero.

E perché? Perché non siamo più abituati a farci domande sulla morte. La società ci a spinto a dimenticarne l'esistenza, e quando ci tocca da vicino in realtà lo fa per brevi periodi, la morte di una persona cara, un genitore, qualche tragedia inaspettata... Qualche giorno, qualche settimana, e poi tutto è dimenticato e io alla morte mica ci penso più! Gli input della vita quotidiana sono così tanti (e nessuno di loro parla di morte) che il mio cervello semplicemente ha già dimenticato.
Quando proponi il concept di un cartone animato, non ci deve essere violenza, né morte. Quando proponi una storia che prevede la morte di un pesciolino rosso, vieni additato come idiota, perché "non sai che potresti traumatizzare un bambino con la sola idea della morte?"
Piano piano siamo stati abituati a non pensare al fatto che, presto o tardi, dovremo tutti morire.
Anche se dovremo per forza confrontarci con questa cosa, cazzo. Prima o poi.

Adesso invece, tutto ad un tratto, i media, i governi, tutto il mondo ha fatto in modo da metterci davanti, in maniera scioccante, la morte che può toccare, oggi, domani, tutti noi!

L'ha fatto gonfiando statistiche, sfruttando un virus leggermente più letale dei normali virus influenzali, ma soprattutto sfruttando i mezzi messi a disposizione dal sistema dei media e dell'informazione mainstream. Bare a profusione, notizie di città in cui la gente cade come mosche, coprifuoco e scene da guerra urbana... Il terrore di venire scoperti mentre si va, senza ragione di "assoluta urgenza", a trovare un amico in difficoltà semplicemente perché SOLO in casa. Io lo conosco, il pericolo di rimanere soli senza nessuno intorno... 
Invece non so niente del pericolo di questo covid 19, niente. Ne conosco la ragione di stato, perché non c'è trasmissione televisiva che non ne parli a senso unico (#stateacasacoglioni), eppure non so niente, perché le informazioni si contraddicono da sole, perché c'è sempre quella sensazione di disagio dentro di me che mi dice che in tutto questo qualcosa non quadra, quella sensazione che mi impedisce di adeguarmi al flusso, di seguire il pensiero del gregge.

Ora, a me, il fatto che da DECENNI non si parli più di morte nemmeno per sbaglio (quando non fa notizia) e che di colpo, tutto ad un tratto, la morte ti venga SBATTUTA in faccia così, provocando uno stato di shock globale profondo, puzza. Mi puzza di brutto.

Mi ricorda una certa faccenda, anche lei causa di teorie del complotto che non verranno mai accertate: la faccenda dell'AIDS negli anni '80.

Ancora una volta, non mi importa la causa di questo  VIRUS LETALE (vi ricorda qualcosa?). Mi importa che ai tempi fu una cosa grossissima, che cambiò per sempre il nostro sistema sociale (e ha cambiato per sempre anche gli introiti di determinati settori dell'industria globale, così tanto per dire) e che oggi invece è... SCOMPARSA.

È così, nel giro di due decenni, la malattia è stata dimenticata.

Ovviamente esiste ancora, ma non se ne sente parlare più, le nuove generazioni non sanno che cos'è, non sanno di quelle pubblicità governative con l'alone attorno alle persone malate (emarginazione, lèvati), non sanno della diffidenza, del cambiamento epocale nelle regole dell'ingaggio sociale che questa situazione ha portato. È tutto dimenticato, anche se ne permangono le conseguenze.

Non solo: di AIDS, malattia INCURABILE negli anni '80 che equivaleva ad una condanna a morte, adesso non si muore più.
NON. SI. MUORE. PIÙ.

Chiaro che non faccia più notizia.

E altrettanto chiaro che ci voleva un virus nuovo, per apportare un altro cambiamento sociale su scala globale. Voglio dire, ha funzionato la prima volta, perchè non dovrebbe funzionare adesso?

E infatti funziona, tutti a casa a cinguettare sui social #iorestoacasa, #iofacciolapizza, #iomiaccaparrotuttalafarinachec'è e in culo il prossimo essere umano che arriva allo scaffale.
E tutti a dare addosso a chi esce: basta vederlo lì fuori, per strada, senza apparente ragione (magari stava andando a trovare la zia di 90 anni non autosufficiente, ma sticazzi) . E si scatena l'ODIO.
Odio puro, perchè è colpa sua se io sto a casa più del previsto, lui esce e io qui, in casa, come un coglione, eh no, la deve pagare, mi sa che lo denuncio... Sì, lo so che sul balcone ho appesa la bandiera dell'Italia, e forza Italia che siamo tutti uniti, e se rimaniamo uniti ce la faremo, ma lui no, quel coglione, lui mica fa parte di "noi" responsabili.
Quindi forza italia, sì, ma tranne lui, e io lo odio, quel tizio.
Adesso gli faccio una foto e lo sputtano.

Ci sono un paio di canzoni che mi vengono in mente in questo caso, e ve ne metto un paio di pezzi in chiusura.
Una è "La Bandiera" di Edoardo Bennato,che dice:

Ama, la tua bandiera
è la più bella che ci sia...
Ama, la tua bandiera
è la più cara che ci sia...

Guarda, quella gente
che non sventola la tua bandiera...
guarda, quella gente che ha una
bandiera con i colori diversi dalla tua...

Odia, quella gente
che non sventola la tua bandiera...
odia, quella gente
che non sventola la tua bandiera...

Il popolo è "un corpaccione senza testa", come dice il Manzoni (ma qualcuno lo legge ancora "I Promessi Sposi"??), e nella visione del Manzoni non c'è proprio niente da fare: preso nel suo insieme, il popolo rimane una massa priva di intelligenza. La peste porta alla paura e la paura all'odio e l'odio ad altra morte. È un cinismo ciclico che mi vede molto d'accordo, purtroppo: PAURA. TERRORE. ODIO.
Ma è quello a cui ci vuole spingere il regime di polizia attuale, in cui uscire equivale a incorrere in un'accusa penale, perchè siamo portatori di morte e distruzione. 

Eccoli. Sono gli inizi della rivoluzione globale, pianificata da qualcuno che non sono io.
Quanto mi sta in culo.

L'altra canzone è di Luca Barbarossa, "Al di là del muro". L'ho riascoltata in questi giorni ed è perfetta: una cinica visione anni '80 (proprio in periodo AIDS) del vivere sociale in cui, allora, il mondo si stava trasformando. E che lucidamente riprende in maniera esatta la situazione di oggi.

Come siamo bravi
Come siamo bravi
Che la sera non usciamo mai
Come siamo bravi
Come siamo bravi
Che neanche ci tocchiamo più
Evitiamo malattie
Inutili bugie
Rapporti senza futuro
Come siamo bravi noi
Al di qua del muro

Vivere, vivere
Qui non si usa più
Piangere, ridere
Qui non si sbaglia più
Questa paura d'amare
Spiegamela tu
Questa paura di andare
Al di là del muro,
Al di là del muro,
Al di là del muro

Non se ne può più

Ed è proprio vero.
Di questo muro virtuale che ci impedisce di empatizzare, di dialogare, di conoscerci, di amarci in maniera fisica e spericolata e incurante delle conseguenze... 
Non se ne può più.